I SACRAMENTI

I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, alla edificazione del corpo di Cristo e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni hanno poi anche un fine pedagogico. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati « sacramenti della fede ». Conferiscono certamente la grazia, ma la loro stessa celebrazione dispone molto bene i fedeli a riceverla con frutto, ad onorare Dio in modo debito e ad esercitare la carità . E' quindi di grande importanza che i fedeli comprendano facilmente i segni dei sacramenti e si accostino con somma diligenza a quei sacramenti che sono destinati a nutrire la vita cristiana.

(SC 59)

I sacramenti sono segni efficaci del mistero di salvezza di Cristo: ne sono infatti l' attuazione nel "tempo della chiesa". La dottrina dei sacramenti è una delle parti più vive e anche più tormentate del­la tradizione della chiesa, ma il punto ba­se, che cioè i sacramenti sono i normali veicoli di comunicazione con l'opera sal­vifica di Cristo, non è stato mai scosso. Fu solo all'epoca della riforma protestante che questo punto base fu in certo modo mes­so in dubbio dall'affermazione che «la so­la fede è causa di giustificazione», e così avvenne che soltanto nel concilio di Tren­to la chiesa si sentì obbligata a formulare in termini di magistero la propria dottrina sui sacramenti. La dottrina allora formu­lata è restata fino ad oggi quella comune­mente insegnata dalla chiesa, anche se og­gi sempre più si riconosce e si ammette che il discorso teologico del concilio di Trento era condizionato soprattutto dall'atteggiamento apologetico nei confronti dei novatori protestanti. In proposito, e cioè in confronto con la dottrina tridenti­na, il Vat. II non ha introdotto novità  dot­trinali; ha tuttavia fornito aperture sul pia­no disciplinare e pratico, che invitano ad un approfondimento della teologia sacramentaria.

Cristo all'origine dei sacramenti

1. DATI BIBLICI E PATRISTICI - E' chiaro che la Scrittura del NT non ci presenta nè una teoria nè una testimonianza precisa sull'origine dei sacramenti nel loro comples­so, anche se il quarto vangelo può essere inteso in chiave sacramentale. Dal NT si può però chiaramente desumere che nella chiesa apostolica esistevano dei riti reli­giosi, che, pur non apparendo con il nome specifico di "sacramenti", la tradizione del­la chiesa ha sempre identificato con quel­li che, appunto, in seguito furono chiama­ti "sacramenti". Così si parla del battesimo (At 2,38.41; 8,12.16,38 ecc.; Rm 6,3; 1Cor 1,13-17; 12,13; Gal 3,27; Ef 4,5; 1Pt 3,21); di una imposizione delle mani per il dono dello Spirito santo (At 8,17; 19,6); di una frazione del pane (= eucaristia) (At 2,42.46; 20,7.11; 1Cor 10,16), detta anche cena del Signore (1Cor 11,20); di una unzione de­gli infermi (Gc 5,14); di una imposizione delle mani per porre uno nella gerarchia o nel ministero (At 6,6; 1Tm 4,14; 2Tm 1,6). I padri della chiesa trattando dell'uno o dell'altro dei sacramenti, senza porsi un problema esplicito, ne trattano come di un fatto che ritengono provenire da Cristo ri­chiamandosi alla «tradizione apostolica», dalla quale la chiesa li ha in effetti ricevu­ti in linea diretta. Spesso però, soprattutto a proposito del battesimo e dell'eucaristia, si richiamano al comando di Cristo: «Bat­tezzate...» (Mt 28,19); «Fate questo in me­moria di me» (Mt 26,26-28).


2. TEOLOGIA E MAGISTERO - La dottrina tradizionale sull'origine di tutti i sacramenti da Cristo passa generalmente alla teologia posteriore, finchè una prima opposizione s'incontra in modo esplicito presso i pro­testanti, che ritengono di origine diretta­mente "cristiana" solo il battesimo e l'eu­caristia (penitenza), mentre gli altri sacra­menti li attribuiscono alla chiesa medieva­le. In epoca più recente la teologia libera­le e i modernisti hanno affermato che i sa­cramenti sono da attribuirsi - almeno in quanto pratica "istituzione" - alla chiesa apostolica e in genere alla chiesa antica, che però avrebbe tratto ispirazione da Cristo e dal suo insegnamento. In questo pro­cesso sacramentale della chiesa molti ri­tengono che la prassi della chiesa sia stata in molti punti influenzata dalla «religione dei misteri» contemporanea alla chiesa pri­mitiva, soprattutto per opera di Paolo (chie­sa sacramentale paolina contro la chiesa "morale-escatologica" petrina). Oggi non mancano autori che ritengono possibile l'o­rigine dei sacramenti direttamente dalla chiesa, considerata come il principale sa­cramento e come tale istituita da Cristo (K. Rahner).

Il concilio di Trento, in proposito, ha esplicitamente definito che «tutti i sacra­menti, e precisamente i sette sacramenti, sono stati istituiti da Cristo» (DS 1601), mettendo l'accento sul «tutti», ma non spe­cificando nè cosa intendesse veramente per "istituzione", nè come e quando questa isti­tuzione sia avvenuta. La teologia posterio­re, per quanto riguarda l'idea di "istitu­zione", richiamandosi in genere a s. Tom­maso (S. Th. III q. 64, a. 2, sed c.), accetta la definizione per la quale "istituire" si­gnifica: «Annettere a cose sensibili il pote­re di significare e produrre la grazia». Per quanto riguarda invece il come e il modo dell'istituzione da parte di Cristo, le opi­nioni sono divergenti, sia per ragioni di principio (natura del sacramento come mezzo di grazia), sia per ragioni storiche (difficoltà  di provare dalla Scrittura l'ori­gine dei sacramenti direttamente da Cri­sto). Così ci si pone la domanda se i sa­cramenti vengono da Cristo per istituzio­ne immediata: Cristo avrebbe personal­mente stabilito che una determinata gra­zia venisse conferita attraverso un certo ri­to esterno; oppure per istituzione media­ta: Cristo, volendo conferire la grazia per mezzo del rito, avrebbe lasciato agli apo­stoli di determinare il rito stesso e il nu­mero dei sacramenti. In genere si ritiene che la definizione tridentina debba riferir­si alla «istituzione immediata», da parte di Cristo. Ci si domanda però se il rito sia stato determinato da Cristo in linea generica: conferisce la grazia attraverso il segno, per es., del "cibo" (eucaristia) o "dell'ac­qua" (battesimo); oppure in linea specifica: determinando il cibo come "cena-convito" e l'uso dell'acqua come "bagno"; oppure in linea particolare: cena con "pane azzimo-­vino di uva"; bagno in "acqua corrente" o in "acqua comune".

3. CRISTO "AUTORE" DEI SACRAMENTI "“ Il discorso su di una "istituzione" dei sacra­menti da parte di Cristo non è mai man­cato nella teologia dei padri; ma esso ha cominciato ad acquistare un senso nuovo nel Medioevo, quando il termine "istitu­zione" assume un'accentuazione forte­mente giuridica. Di questa è traccia evi­dente il richiamo dello stesso s. Tommaso nel definire che cosa è "istituzione", quan­do scrive: «Si dice che uno istituisce qual­cosa, quando dà  alla cosa forza e vigore, come è evidente nel caso delle istituzioni delle leggi» (S.Th. III, q. 64, a. 2, sed c.). Questo modo di esprimersi suppone: a. che il sacramento venga ad esistere solo in forza di un esplicito comando-legge di Cri­sto; b. che l'istituzione non abbia di mira soprattutto la comunicazione della grazia, ma piuttosto il fatto che sia attribuito ad una cosa sensibile il potere di conferire la grazia, che di per sè Dio potrebbe dare in­dipendentemente da ogni elemento este­riore. La conseguenza di questa posizione "giuridica" sarà  la preoccupazione di de­terminare soprattutto quali sono gli ele­menti esteriori che "costituiscono" il sa­cramento.

A nostro parere, per chiarire veramente in che senso Cristo stia all'origine dei sa­cramenti bisogna percorrere tutt'altra via da quella dell'"istituzione" a sfondo giuri­dico: a. Da un esame accurato dei princi­pali testi del NT, che ci parlano del batte­simo e dell'eucaristia (i due sacramenti di cui è certissima la fonte neotestamentaria), non risulta che la loro origine debba esse­re posta sulla linea di una "promulgazio­ne giuridica" del loro segno sacramentale da parte di Cristo. Il "comando" di battezzare e di fare l'eucaristia si riferisce in­fatti all'esercizio del sacramento, non alla sua origine nè al suo autore. b. Cristo ha dato origine ed è l'autore dei sacramenti per il fatto stesso di essere egli personal­mente, nella sua concreta e visibile uma­nità , sacramento primordiale ed essenzia­le della salvezza. I sacramenti della chiesa, infatti, non sono altro che "immagini rea­li" del mistero-sacramento di Cristo. Già  sappiamo che cosa vuol dire: Cristo sacra­mento di salvezza. Egli, nella sua umanità  di Verbo incarnato, rivela e comunica la salvezza divina, di cui come Dio è l'auto­re e come uomo è il portatore: ne è quin­di il "segno efficace". Chiunque infatti per la fede scopre in lui questa realtà  di sal­vezza, tocca, ossia trova, la salvezza toc­cando la sua umanità  (segno di salvezza, per chi crede). Ora Cristo è "segno effica­ce" di salvezza perchè ha dato "efficacia", ossia ha reso reali, ha portato a compi­mento quelli che erano già  "segni annun­ciatori" della salvezza, vale a dire la paro­la di Dio e gli eventi ad essa connessi. Cri­sto infatti è salvezza, perchè è «incarna­zione della Parola». Conseguentemente, co­me i "segni" dell'AT - anche a prescindere dal comando divino - erano segni di sal­vezza perchè erano attuazioni (parziali) del­la Parola che prometteva e annunciava la salvezza, così i "sacramenti" del NT sono e agiscono - anche a prescindere dal co­mando di Cristo - come "segni efficaci" di salvezza perchè sono attuazioni della Pa­rola "incarnata". Dire questo non è solo porre un'analogia con l'AT, ma è come di­re che Cristo non ha "inventato" la Paro­la, ma l'ha realizzata, così come non ha "inventato" i segni, ma ha dato loro "com­pimento e realtà ". Vediamo infatti che i "segni sacramentali" di Cristo sono iden­tici a quelli che preesistevano a lui ma so­lo come annunciatori di lui: il battesimo-­passaggio attraverso l'acqua per indicare la "liberazione"; l'eucaristia-convito di al­leanza. La differenza non sta nel rito, co­me tale, ma nel fatto che il segno, da "annuncio", è passato al livello di "attuazio­ne" già  raggiunta in Cristo. Il "segno sa­cramentale" sta alla salvezza e alla sua realtà , come l'umanità " di Cristo sta alla salvezza e alla sua realtà : ne porta cioè la reale efficacia al momento stesso che la vela. Solo la fede infatti può raggiungerla, tanto in Cristo quanto nel sacramento del­la chiesa.

Concludendo: se la definizione triden­tina su «Cristo istitutore di tutti e sette i sacramenti» vuole essere un'affermazione di fede che non riguarda solo l'origine ester­na e giuridica dei sacramenti, ma vuole in­dicare che in Cristo essi trovano la loro ef­ficacia soprannaturale e che sono necessa­ri alla salvezza degli uomini, allora non c'è altra via nè altra ragione, se non quella af­fermata: Cristo è l'istitutore-autore dei sa­cramenti della chiesa, perchè è il grande sacramento della salvezza. In questo mo­do i sacramenti restano legati a Cristo non per via di un semplice comando e non ap­paiono come riti genericamente manife­stativi della fede in Cristo, ma dipendono dallo stesso essere sacramentale di Cristo[1], come da una fonte sacramentale dalla qua­le passa nei sacramenti quella salvezza, che, essendo una realtà  "rivelata", ha sempre bisogno di "segni" per essere percepita dall'uomo. I sacramenti sono quindi la con­tinuazione del sacramento di salvezza, re­so reale una volta per sempre in Cristo. Per questo i padri, alludendo al simbolismo certamente inteso da Gv 19,34 («un sol­dato aprì il costato di Cristo e subito ne uscì sangue e acqua»; cfr. 1Gv 5,6), dico­no spesso che «dal costato di Cristo dor­miente, cioè morente sulla croce - vale a dire: dal momento massimo del sacramento di salvezza che si operava in Cristo - sono scaturiti i sacramenti, per mezzo dei qua­li sarebbe stata costituita la chiesa»[2].

S. MARSILI




Dal Codice di Diritto Canonico

Can. 840 - I sacramenti del Nuovo Testamento, istituiti da Cristo Signore e affidati alla Chiesa, in quanto azioni di Cristo e della Chiesa, sono segni e mezzi mediante i quali la fede viene espressa e irrobustita, si rende culto a Dio e si compie la santificazione degli uomini, e pertanto concorrono sommamente a iniziare, confermare e manifestare la comunione ecclesiastica; perciò nella loro celebrazione sia i sacri ministri sia gli altri fedeli debbono avere una profonda venerazione e la dovuta diligenza.

Can. 842 - §1. Chi non ha ricevuto il battesimo non può essere ammesso validamente agli altri sacramenti.

§2. I sacramenti del battesimo, della confermazione e della santissima Eucaristia sono tra loro talmente congiunti, da essere richiesti per la piena iniziazione cristiana.

Can. 843 - §1. I ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano ben disposti e non ne abbiano dal diritto la proibizione di riceverli.

§2. I pastori d'anime e gli altri fedeli, ciascuno secondo i compiti che ha nella Chiesa, hanno il dovere di curare che coloro che chiedono i sacramenti, siano preparati a riceverli mediante la dovuta evangelizzazione e formazione catechetica, in conformità  alle norme emanate dalla competente autorità .

Can. 844 - §1. I ministri cattolici amministrano lecitamente i sacramenti ai soli fedeli cattolici, i quali parimenti li ricevono lecitamente dai soli ministri cattolici, salve le disposizioni dei §§2, 3 e 4 di questo canone e del can. 861, §2.

§2. Ogni qualvolta una necessità  lo esiga o una vera utilità  spirituale lo consigli e purchè sia evitato il pericolo di errore o di indifferentismo, è lecito ai fedeli, ai quali sia fisicamente o moralmente impossibile accedere al ministro cattolico, ricevere i sacramenti della penitenza, dell'Eucaristia e dell'unzione degli infermi da ministri non cattolici, nella cui Chiesa sono validi i predetti sacramenti.

§3. I ministri cattolici amministrano lecitamente i sacramenti della penitenza, dell'Eucaristia e dell'unzione degli infermi ai membri delle Chiese orientali, che non hanno comunione piena con la Chiesa cattolica, qualora li richiedano spontaneamente e siano ben disposti; ciò vale anche per i membri delle altre Chiese, le quali, a giudizio della Sede Apostolica, relativamente ai sacramenti in questione, si trovino nella stessa condizione delle predette Chiese orientali.

§4. Se vi sia pericolo di morte o qualora, a giudizio del Vescovo diocesano o della Conferenza Episcopale, incombesse altra grave necessità , i ministri cattolici amministrano lecitamente i medesimi sacramenti anche agli altri cristiani che non hanno piena comunione con la Chiesa cattolica, i quali non possano accedere al ministro della propria comunità  e li chiedano spontaneamente, purchè manifestino, circa questi sacramenti, la fede cattolica e siano ben disposti.

§5. Per i casi di cui ai §§2, 3 e 4, il Vescovo diocesano o la conferenza dei Vescovi non diano norme generali, se non dopo aver consultato l'autorità  competente almeno locale della Chiesa o della comunità  non cattolica interessata.

Can. 845 - §1. I sacramenti del battesimo, della confermazione e dell'ordine, in quanto imprimono il carattere, non possono essere ripetuti.

2. Qualora, compiuta una diligente ricerca, persistesse ancora il dubbio prudente che i sacramenti di cui al §1 siano stati dati veramente o validamente, vengano conferiti sotto condizione.

Can. 846 - §1. Nella celebrazione dei sacramenti, si seguano fedelmente i libri liturgici approvati dalla competente autorità ; perciò nessuno aggiunga, tolga o muti alcunchè di sua iniziativa.

§2. Il ministro celebri i sacramenti secondo il proprio rito.

Can. 848 - Il ministro, oltre alle offerte determinate dalla competente autorità , per l'amministrazione dei sacramenti non domandi nulla, evitando sempre che i bisognosi abbiano ad essere privati dell'aiuto dei sacramenti a motivo della povertà .




Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

Tutta la vita liturgica della Chiesa gravita attorno al sacrificio eucaristico e ai sacramenti. Nella Chiesa vi sono sette sacramenti: il Battesimo, la Confermazione o Crismazione, l'Eucaristia, la Penitenza, l'Unzione degli infermi, l'Ordine, il Matrimonio. In questo articolo viene trattato ciò che è comune ai sette sacramenti della Chiesa, dal punto di vista dottrinale. Quanto è loro comune riguardo alla celebrazione sarà  esposto nel capitolo secondo, mentre ciò che è proprio a ciascuno di essi costituirà  l'oggetto della sezione seconda. (CCC 1113)

«Attenendoci alla dottrina delle Sacre Scritture, alle tradizioni apostoliche e all'unanime pensiero [...] dei Padri», noi professiamo « che i sacramenti della nuova Legge [...] sono stati istituiti tutti da Gesù Cristo nostro Signore ». (CCC 1114)

Le parole e le azioni di Gesù nel tempo della sua vita nascosta e del suo ministero pubblico erano già  salvifiche. Esse anticipavano la potenza del suo mistero pasquale. Annunziavano e preparavano ciò che egli avrebbe donato alla Chiesa quando tutto fosse stato compiuto. I misteri della vita di Cristo costituiscono i fondamenti di ciò che, ora, Cristo dispensa nei sacramenti mediante i ministri della sua Chiesa, poichè « ciò che [...] era visibile nel nostro Salvatore è passato nei suoi sacramenti ». (CCC 1115)

« Forze che escono » dal corpo di Cristo, sempre vivo e vivificante, azioni dello Spirito Santo operante nel suo corpo che è la Chiesa, i sacramenti sono i « capolavori di Dio » nella Nuova ed eterna Alleanza. (CCC 1116)

Per mezzo dello Spirito che la guida « alla verità  tutta intera » (Gv 16,13), la Chiesa ha riconosciuto a poco a poco questo tesoro ricevuto da Cristo e ne ha precisato la « dispensazione », come ha fatto per il canone delle divine Scritture e la dottrina della fede, quale fedele amministratrice dei misteri di Dio. Così la Chiesa, nel corso dei secoli, è stata in grado di discernere che, tra le sue celebrazioni liturgiche, ve ne sono sette le quali costituiscono, nel senso proprio del termine, sacramenti istituiti dal Signore. (CCC 1117)

I sacramenti sono « della Chiesa » in un duplice significato: sono « da essa » e « per essa ». Sono «dalla Chiesa» per il fatto che questa è il sacramento dell'azione di Cristo che opera in lei grazie alla missione dello Spirito Santo. E sono « per la Chiesa », sono cioè « sacramenti [...] che fanno la Chiesa », in quanto manifestano e comunicano agli uomini, soprattutto nell'Eucaristia, il mistero della comunione del Dio Amore, uno in tre Persone. (CCC 1118)

Poichè con il Cristo-Capo forma « quasi un'unica [...] persona mistica », la Chiesa agisce nei sacramenti come «comunità  sacerdotale», « organicamente strutturata »: mediante il Battesimo e la Confermazione, il popolo sacerdotale è reso idoneo a celebrare la liturgia; d'altra parte alcuni fedeli, insigniti dell'Ordine sacro, « sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio ». (CCC 1119)

Il ministero ordinato o « sacerdozio ministeriale » è al servizio del sacerdozio battesimale. Esso garantisce che, nei sacramenti, è proprio il Cristo che agisce per mezzo dello Spirito Santo a favore della Chiesa. La missione di salvezza affidata dal Padre al proprio Figlio incarnato è consegnata agli Apostoli e da essi ai loro successori; questi ricevono lo Spirito Santo di Gesù per operare in suo nome e in sua persona. Il ministro ordinato è dunque il legame sacramentale che collega l'azione liturgica a ciò che hanno detto e fatto gli Apostoli, e, tramite loro, a ciò che ha detto e operato Cristo, sorgente e fondamento dei sacramenti. (CCC 1120)

I tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell'Ordine conferiscono, oltre la grazia, un carattere sacramentale o « sigillo » in forza del quale il cristiano partecipa al sacerdozio di Cristo e fa parte della Chiesa secondo stati e funzioni diverse. Questa configurazione a Cristo e alla Chiesa, realizzata dallo Spirito, è indelebile;52 essa rimane per sempre nel cristiano come disposizione positiva alla grazia, come promessa e garanzia della protezione divina e come vocazione al culto divino e al servizio della Chiesa. Tali sacramenti non possono dunque mai essere ripetuti. (CCC 1121)

Cristo ha inviato i suoi Apostoli perchè « nel suo nome », siano « predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati » (Lc 24,47). « Ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19). La missione di battezzare, dunque la missione sacramentale, è implicita nella missione di evangelizzare, poichè il sacramento è preparato dalla Parola di Dio e dalla fede, la quale è consenso a questa Parola:

« Il popolo di Dio viene adunato innanzi tutto per mezzo della Parola del Dio vivente. [...] La predicazione della Parola è necessaria per lo stesso ministero dei sacramenti, trattandosi di sacramenti della fede, la quale nasce e si alimenta con la Parola ». (CCC 1122)

« I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, all'edificazione del corpo di Cristo, e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni, hanno poi anche la funzione di istruire. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati sacramenti della fede ». (CCC 1123)

La fede della Chiesa precede la fede del credente, che è invitato ad aderirvi. Quando la Chiesa celebra i sacramenti, confessa la fede ricevuta dagli Apostoli. Da qui l'antico adagio: « Lex orandi, lex credendi » (oppure: « Legem credendi lex statuat supplicandi », secondo Prospero di Aquitania [secolo quinto]). La legge della preghiera è la legge della fede, la Chiesa crede come prega. La liturgia è un elemento costitutivo della santa e vivente Tradizione. (CCC 1124)

Per questo motivo nessun rito sacramentale può essere modificato o manipolato dal ministro o dalla comunità  a loro piacimento. Neppure l'autorità  suprema nella Chiesa può cambiare la liturgia a sua discrezione, ma unicamente nell'obbedienza della fede e nel religioso rispetto del mistero della liturgia. (CCC 1125)

Inoltre, poichè i sacramenti esprimono e sviluppano la comunione di fede nella Chiesa, la lex orandi è uno dei criteri essenziali del dialogo che cerca di ricomporre l'unità  dei cristiani. (CCC 1126)

Degnamente celebrati nella fede, i sacramenti conferiscono la grazia che significano. Sono efficaci perchè in essi agisce Cristo stesso: è lui che battezza, è lui che opera nei suoi sacramenti per comunicare la grazia che il sacramento significa. Il Padre esaudisce sempre la preghiera della Chiesa di suo Figlio, la quale, nell'epiclesi di ciascun sacramento, esprime la propria fede nella potenza dello Spirito. Come il fuoco trasforma in sè tutto ciò che tocca, così lo Spirito Santo trasforma in vita divina ciò che è sottomesso alla sua potenza.

E' questo il significato dell'affermazione della Chiesa: i sacramenti agiscono ex opere operato (lett. « per il fatto stesso che l'azione viene compiuta »), cioè in virtù dell'opera salvifica di Cristo, compiuta una volta per tutte. Ne consegue che « il sacramento non è realizzato dalla giustizia dell'uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio ». Quando un sacramento viene celebrato in conformità  all'intenzione della Chiesa, la potenza di Cristo e del suo Spirito agisce in esso e per mezzo di esso, indipendentemente dalla santità  personale del ministro. Tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve. (CCC 1128)

La Chiesa afferma che per i credenti i sacramenti della Nuova Alleanza sono necessari alla salvezza. La « grazia sacramentale » è la grazia dello Spirito Santo donata da Cristo e propria di ciascun sacramento. Lo Spirito guarisce e trasforma coloro che li ricevono conformandoli al Figlio di Dio. Il frutto della
vita sacramentale è che lo Spirito di adozione deifica i fedeli unendoli vitalmente al Figlio unico, il Salvatore.
(CCC 1129)

La Chiesa celebra il mistero del suo Signore « finchè egli venga » (1 Cor 11,26) e « Dio sia tutto in tutti » (1 Cor 15,28). Dall'età  apostolica la liturgia è attirata verso il suo fine dal gemito dello Spirito nella Chiesa: « Marana tha! » (1 Cor 16,22). La liturgia condivide così il desiderio di Gesù: « Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, [...] finchè essa non si compia nel regno di Dio » (Lc 22,15-16). Nei sacramenti di Cristo la Chiesa già  riceve la caparra della sua eredità , già  partecipa alla vita eterna, pur « nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo » (Tt 2,13). « Lo Spirito e la Sposa dicono: "Vieni!" [...]. Vieni, Signore Gesù! » (Ap 22,17.20).

San Tommaso riassume così le diverse dimensioni del segno sacramentale: « Il sacramento è segno commemorativo del passato, ossia della passione del Signore; è segno dimostrativo del frutto prodotto in noi dalla sua passione, cioè della grazia; è segno profetico, che preannunzia la gloria futura ». (CCC 1130)

I sacramenti della Nuova Legge sono istituiti da Cristo e sono sette, ossia: il Battesimo, la Confermazione, l'Eucaristia, la Penitenza, l'Unzione degli infermi, l'Ordine e il Matrimonio. I sette sacramenti toccano tutte le tappe e tutti i momenti importanti della vita del cristiano: grazie ad essi, la vita di fede dei cristiani nasce e cresce, riceve la guarigione e il dono della missione. In questo si dà  una certa somiglianza tra le tappe della vita naturale e quelle della vita spirituale. (CCC 1210)



[1] Cfr. Agostino, In ep. Ioam. 3.6 (PL 35, 2000): "Cristo è il nome di
un sacramento, come quando si dice profeta e si dice sacerdote".

[2] Agostino, Enarr. In Ps. 138, 2 (PL 37, 1785).

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