
I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, alla edificazione del corpo di Cristo e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni hanno poi anche un fine pedagogico. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati « sacramenti della fede ». Conferiscono certamente la grazia, ma la loro stessa celebrazione dispone molto bene i fedeli a riceverla con frutto, ad onorare Dio in modo debito e ad esercitare la carità . E' quindi di grande importanza che i fedeli comprendano facilmente i segni dei sacramenti e si accostino con somma diligenza a quei sacramenti che sono destinati a nutrire la vita cristiana.
(SC 59)
I sacramenti sono segni efficaci del mistero di salvezza di Cristo: ne sono infatti l' attuazione nel "tempo della chiesa". La dottrina dei sacramenti è una delle parti più vive e anche più tormentate della tradizione della chiesa, ma il punto base, che cioè i sacramenti sono i normali veicoli di comunicazione con l'opera salvifica di Cristo, non è stato mai scosso. Fu solo all'epoca della riforma protestante che questo punto base fu in certo modo messo in dubbio dall'affermazione che «la sola fede è causa di giustificazione», e così avvenne che soltanto nel concilio di Trento la chiesa si sentì obbligata a formulare in termini di magistero la propria dottrina sui sacramenti. La dottrina allora formulata è restata fino ad oggi quella comunemente insegnata dalla chiesa, anche se oggi sempre più si riconosce e si ammette che il discorso teologico del concilio di Trento era condizionato soprattutto dall'atteggiamento apologetico nei confronti dei novatori protestanti. In proposito, e cioè in confronto con la dottrina tridentina, il Vat. II non ha introdotto novità dottrinali; ha tuttavia fornito aperture sul piano disciplinare e pratico, che invitano ad un approfondimento della teologia sacramentaria.
Cristo all'origine dei sacramenti
1. DATI BIBLICI E PATRISTICI - E' chiaro che la Scrittura del NT non ci presenta nè una teoria nè una testimonianza precisa sull'origine dei sacramenti nel loro complesso, anche se il quarto vangelo può essere inteso in chiave sacramentale. Dal NT si può però chiaramente desumere che nella chiesa apostolica esistevano dei riti religiosi, che, pur non apparendo con il nome specifico di "sacramenti", la tradizione della chiesa ha sempre identificato con quelli che, appunto, in seguito furono chiamati "sacramenti". Così si parla del battesimo (At 2,38.41; 8,12.16,38 ecc.; Rm 6,3; 1Cor 1,13-17; 12,13; Gal 3,27; Ef 4,5; 1Pt 3,21); di una imposizione delle mani per il dono dello Spirito santo (At 8,17; 19,6); di una frazione del pane (= eucaristia) (At 2,42.46; 20,7.11; 1Cor 10,16), detta anche cena del Signore (1Cor 11,20); di una unzione degli infermi (Gc 5,14); di una imposizione delle mani per porre uno nella gerarchia o nel ministero (At 6,6; 1Tm 4,14; 2Tm 1,6). I padri della chiesa trattando dell'uno o dell'altro dei sacramenti, senza porsi un problema esplicito, ne trattano come di un fatto che ritengono provenire da Cristo richiamandosi alla «tradizione apostolica», dalla quale la chiesa li ha in effetti ricevuti in linea diretta. Spesso però, soprattutto a proposito del battesimo e dell'eucaristia, si richiamano al comando di Cristo: «Battezzate...» (Mt 28,19); «Fate questo in memoria di me» (Mt 26,26-28).
Il concilio di Trento, in proposito, ha esplicitamente definito che «tutti i sacramenti, e precisamente i sette sacramenti, sono stati istituiti da Cristo» (DS 1601), mettendo l'accento sul «tutti», ma non specificando nè cosa intendesse veramente per "istituzione", nè come e quando questa istituzione sia avvenuta. La teologia posteriore, per quanto riguarda l'idea di "istituzione", richiamandosi in genere a s. Tommaso (S. Th. III q. 64, a. 2, sed c.), accetta la definizione per la quale "istituire" significa: «Annettere a cose sensibili il potere di significare e produrre la grazia». Per quanto riguarda invece il come e il modo dell'istituzione da parte di Cristo, le opinioni sono divergenti, sia per ragioni di principio (natura del sacramento come mezzo di grazia), sia per ragioni storiche (difficoltà di provare dalla Scrittura l'origine dei sacramenti direttamente da Cristo). Così ci si pone la domanda se i sacramenti vengono da Cristo per istituzione immediata: Cristo avrebbe personalmente stabilito che una determinata grazia venisse conferita attraverso un certo rito esterno; oppure per istituzione mediata: Cristo, volendo conferire la grazia per mezzo del rito, avrebbe lasciato agli apostoli di determinare il rito stesso e il numero dei sacramenti. In genere si ritiene che la definizione tridentina debba riferirsi alla «istituzione immediata», da parte di Cristo. Ci si domanda però se il rito sia stato determinato da Cristo in linea generica: conferisce la grazia attraverso il segno, per es., del "cibo" (eucaristia) o "dell'acqua" (battesimo); oppure in linea specifica: determinando il cibo come "cena-convito" e l'uso dell'acqua come "bagno"; oppure in linea particolare: cena con "pane azzimo-vino di uva"; bagno in "acqua corrente" o in "acqua comune".
A nostro parere, per chiarire veramente in che senso Cristo stia all'origine dei sacramenti bisogna percorrere tutt'altra via da quella dell'"istituzione" a sfondo giuridico: a. Da un esame accurato dei principali testi del NT, che ci parlano del battesimo e dell'eucaristia (i due sacramenti di cui è certissima la fonte neotestamentaria), non risulta che la loro origine debba essere posta sulla linea di una "promulgazione giuridica" del loro segno sacramentale da parte di Cristo. Il "comando" di battezzare e di fare l'eucaristia si riferisce infatti all'esercizio del sacramento, non alla sua origine nè al suo autore. b. Cristo ha dato origine ed è l'autore dei sacramenti per il fatto stesso di essere egli personalmente, nella sua concreta e visibile umanità , sacramento primordiale ed essenziale della salvezza. I sacramenti della chiesa, infatti, non sono altro che "immagini reali" del mistero-sacramento di Cristo. Già sappiamo che cosa vuol dire: Cristo sacramento di salvezza. Egli, nella sua umanità di Verbo incarnato, rivela e comunica la salvezza divina, di cui come Dio è l'autore e come uomo è il portatore: ne è quindi il "segno efficace". Chiunque infatti per la fede scopre in lui questa realtà di salvezza, tocca, ossia trova, la salvezza toccando la sua umanità (segno di salvezza, per chi crede). Ora Cristo è "segno efficace" di salvezza perchè ha dato "efficacia", ossia ha reso reali, ha portato a compimento quelli che erano già "segni annunciatori" della salvezza, vale a dire la parola di Dio e gli eventi ad essa connessi. Cristo infatti è salvezza, perchè è «incarnazione della Parola». Conseguentemente, come i "segni" dell'AT - anche a prescindere dal comando divino - erano segni di salvezza perchè erano attuazioni (parziali) della Parola che prometteva e annunciava la salvezza, così i "sacramenti" del NT sono e agiscono - anche a prescindere dal comando di Cristo - come "segni efficaci" di salvezza perchè sono attuazioni della Parola "incarnata". Dire questo non è solo porre un'analogia con l'AT, ma è come dire che Cristo non ha "inventato" la Parola, ma l'ha realizzata, così come non ha "inventato" i segni, ma ha dato loro "compimento e realtà ". Vediamo infatti che i "segni sacramentali" di Cristo sono identici a quelli che preesistevano a lui ma solo come annunciatori di lui: il battesimo-passaggio attraverso l'acqua per indicare la "liberazione"; l'eucaristia-convito di alleanza. La differenza non sta nel rito, come tale, ma nel fatto che il segno, da "annuncio", è passato al livello di "attuazione" già raggiunta in Cristo. Il "segno sacramentale" sta alla salvezza e alla sua realtà , come l'umanità " di Cristo sta alla salvezza e alla sua realtà : ne porta cioè la reale efficacia al momento stesso che la vela. Solo la fede infatti può raggiungerla, tanto in Cristo quanto nel sacramento della chiesa.
Concludendo: se la definizione tridentina su «Cristo istitutore di tutti e sette i sacramenti» vuole essere un'affermazione di fede che non riguarda solo l'origine esterna e giuridica dei sacramenti, ma vuole indicare che in Cristo essi trovano la loro efficacia soprannaturale e che sono necessari alla salvezza degli uomini, allora non c'è altra via nè altra ragione, se non quella affermata: Cristo è l'istitutore-autore dei sacramenti della chiesa, perchè è il grande sacramento della salvezza. In questo modo i sacramenti restano legati a Cristo non per via di un semplice comando e non appaiono come riti genericamente manifestativi della fede in Cristo, ma dipendono dallo stesso essere sacramentale di Cristo[1], come da una fonte sacramentale dalla quale passa nei sacramenti quella salvezza, che, essendo una realtà "rivelata", ha sempre bisogno di "segni" per essere percepita dall'uomo. I sacramenti sono quindi la continuazione del sacramento di salvezza, reso reale una volta per sempre in Cristo. Per questo i padri, alludendo al simbolismo certamente inteso da Gv 19,34 («un soldato aprì il costato di Cristo e subito ne uscì sangue e acqua»; cfr. 1Gv 5,6), dicono spesso che «dal costato di Cristo dormiente, cioè morente sulla croce - vale a dire: dal momento massimo del sacramento di salvezza che si operava in Cristo - sono scaturiti i sacramenti, per mezzo dei quali sarebbe stata costituita la chiesa»[2].
S. MARSILI
Dal Codice di Diritto Canonico
Can. 840 - I sacramenti del Nuovo Testamento, istituiti da Cristo Signore e affidati alla Chiesa, in quanto azioni di Cristo e della Chiesa, sono segni e mezzi mediante i quali la fede viene espressa e irrobustita, si rende culto a Dio e si compie la santificazione degli uomini, e pertanto concorrono sommamente a iniziare, confermare e manifestare la comunione ecclesiastica; perciò nella loro celebrazione sia i sacri ministri sia gli altri fedeli debbono avere una profonda venerazione e la dovuta diligenza.
Can. 842 - §1. Chi non ha ricevuto il battesimo non può essere ammesso validamente agli altri sacramenti.
§2. I sacramenti del battesimo, della confermazione e della santissima Eucaristia sono tra loro talmente congiunti, da essere richiesti per la piena iniziazione cristiana.
Can. 843 - §1. I ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano ben disposti e non ne abbiano dal diritto la proibizione di riceverli.
§2. I pastori d'anime e gli altri fedeli, ciascuno secondo i compiti che ha nella Chiesa, hanno il dovere di curare che coloro che chiedono i sacramenti, siano preparati a riceverli mediante la dovuta evangelizzazione e formazione catechetica, in conformità alle norme emanate dalla competente autorità .
Can. 844 - §1. I ministri cattolici amministrano lecitamente i sacramenti ai soli fedeli cattolici, i quali parimenti li ricevono lecitamente dai soli ministri cattolici, salve le disposizioni dei §§2, 3 e 4 di questo canone e del can. 861, §2.
§2. Ogni qualvolta una necessità lo esiga o una vera utilità spirituale lo consigli e purchè sia evitato il pericolo di errore o di indifferentismo, è lecito ai fedeli, ai quali sia fisicamente o moralmente impossibile accedere al ministro cattolico, ricevere i sacramenti della penitenza, dell'Eucaristia e dell'unzione degli infermi da ministri non cattolici, nella cui Chiesa sono validi i predetti sacramenti.
§3. I ministri cattolici amministrano lecitamente i sacramenti della penitenza, dell'Eucaristia e dell'unzione degli infermi ai membri delle Chiese orientali, che non hanno comunione piena con la Chiesa cattolica, qualora li richiedano spontaneamente e siano ben disposti; ciò vale anche per i membri delle altre Chiese, le quali, a giudizio della Sede Apostolica, relativamente ai sacramenti in questione, si trovino nella stessa condizione delle predette Chiese orientali.
§4. Se vi sia pericolo di morte o qualora, a giudizio del Vescovo diocesano o della Conferenza Episcopale, incombesse altra grave necessità , i ministri cattolici amministrano lecitamente i medesimi sacramenti anche agli altri cristiani che non hanno piena comunione con la Chiesa cattolica, i quali non possano accedere al ministro della propria comunità e li chiedano spontaneamente, purchè manifestino, circa questi sacramenti, la fede cattolica e siano ben disposti.
§5. Per i casi di cui ai §§2, 3 e 4, il Vescovo diocesano o la conferenza dei Vescovi non diano norme generali, se non dopo aver consultato l'autorità competente almeno locale della Chiesa o della comunità non cattolica interessata.
Can. 845 - §1. I sacramenti del battesimo, della confermazione e dell'ordine, in quanto imprimono il carattere, non possono essere ripetuti.
2. Qualora, compiuta una diligente ricerca, persistesse ancora il dubbio prudente che i sacramenti di cui al §1 siano stati dati veramente o validamente, vengano conferiti sotto condizione.
Can. 846 - §1. Nella celebrazione dei sacramenti, si seguano fedelmente i libri liturgici approvati dalla competente autorità ; perciò nessuno aggiunga, tolga o muti alcunchè di sua iniziativa.
§2. Il ministro celebri i sacramenti secondo il proprio rito.
Can. 848 - Il ministro, oltre alle offerte determinate dalla competente autorità , per l'amministrazione dei sacramenti non domandi nulla, evitando sempre che i bisognosi abbiano ad essere privati dell'aiuto dei sacramenti a motivo della povertà .
Dal Catechismo della Chiesa Cattolica
Tutta la vita liturgica della Chiesa gravita attorno al sacrificio eucaristico e ai sacramenti. Nella Chiesa vi sono sette sacramenti: il Battesimo, la Confermazione o Crismazione, l'Eucaristia, la Penitenza, l'Unzione degli infermi, l'Ordine, il Matrimonio. In questo articolo viene trattato ciò che è comune ai sette sacramenti della Chiesa, dal punto di vista dottrinale. Quanto è loro comune riguardo alla celebrazione sarà esposto nel capitolo secondo, mentre ciò che è proprio a ciascuno di essi costituirà l'oggetto della sezione seconda. (CCC 1113)
«Attenendoci alla dottrina delle Sacre Scritture, alle tradizioni apostoliche e all'unanime pensiero [...] dei Padri», noi professiamo « che i sacramenti della nuova Legge [...] sono stati istituiti tutti da Gesù Cristo nostro Signore ». (CCC 1114)
Le parole e le azioni di Gesù nel tempo della sua vita nascosta e del suo ministero pubblico erano già salvifiche. Esse anticipavano la potenza del suo mistero pasquale. Annunziavano e preparavano ciò che egli avrebbe donato alla Chiesa quando tutto fosse stato compiuto. I misteri della vita di Cristo costituiscono i fondamenti di ciò che, ora, Cristo dispensa nei sacramenti mediante i ministri della sua Chiesa, poichè « ciò che [...] era visibile nel nostro Salvatore è passato nei suoi sacramenti ». (CCC 1115)
« Forze che escono » dal corpo di Cristo, sempre vivo e vivificante, azioni dello Spirito Santo operante nel suo corpo che è la Chiesa, i sacramenti sono i « capolavori di Dio » nella Nuova ed eterna Alleanza. (CCC 1116)
Per mezzo dello Spirito che la guida « alla verità tutta intera » (Gv 16,13), la Chiesa ha riconosciuto a poco a poco questo tesoro ricevuto da Cristo e ne ha precisato la « dispensazione », come ha fatto per il canone delle divine Scritture e la dottrina della fede, quale fedele amministratrice dei misteri di Dio. Così la Chiesa, nel corso dei secoli, è stata in grado di discernere che, tra le sue celebrazioni liturgiche, ve ne sono sette le quali costituiscono, nel senso proprio del termine, sacramenti istituiti dal Signore. (CCC 1117)
I sacramenti sono « della Chiesa » in un duplice significato: sono « da essa » e « per essa ». Sono «dalla Chiesa» per il fatto che questa è il sacramento dell'azione di Cristo che opera in lei grazie alla missione dello Spirito Santo. E sono « per la Chiesa », sono cioè « sacramenti [...] che fanno la Chiesa », in quanto manifestano e comunicano agli uomini, soprattutto nell'Eucaristia, il mistero della comunione del Dio Amore, uno in tre Persone. (CCC 1118)
Poichè con il Cristo-Capo forma « quasi un'unica [...] persona mistica », la Chiesa agisce nei sacramenti come «comunità sacerdotale», « organicamente strutturata »: mediante il Battesimo e la Confermazione, il popolo sacerdotale è reso idoneo a celebrare la liturgia; d'altra parte alcuni fedeli, insigniti dell'Ordine sacro, « sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio ». (CCC 1119)
Il ministero ordinato o « sacerdozio ministeriale » è al servizio del sacerdozio battesimale. Esso garantisce che, nei sacramenti, è proprio il Cristo che agisce per mezzo dello Spirito Santo a favore della Chiesa. La missione di salvezza affidata dal Padre al proprio Figlio incarnato è consegnata agli Apostoli e da essi ai loro successori; questi ricevono lo Spirito Santo di Gesù per operare in suo nome e in sua persona. Il ministro ordinato è dunque il legame sacramentale che collega l'azione liturgica a ciò che hanno detto e fatto gli Apostoli, e, tramite loro, a ciò che ha detto e operato Cristo, sorgente e fondamento dei sacramenti. (CCC 1120)
I tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell'Ordine conferiscono, oltre la grazia, un carattere sacramentale o « sigillo » in forza del quale il cristiano partecipa al sacerdozio di Cristo e fa parte della Chiesa secondo stati e funzioni diverse. Questa configurazione a Cristo e alla Chiesa, realizzata dallo Spirito, è indelebile;52 essa rimane per sempre nel cristiano come disposizione positiva alla grazia, come promessa e garanzia della protezione divina e come vocazione al culto divino e al servizio della Chiesa. Tali sacramenti non possono dunque mai essere ripetuti. (CCC 1121)
Cristo ha inviato i suoi Apostoli perchè « nel suo nome », siano « predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati » (Lc 24,47). « Ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19). La missione di battezzare, dunque la missione sacramentale, è implicita nella missione di evangelizzare, poichè il sacramento è preparato dalla Parola di Dio e dalla fede, la quale è consenso a questa Parola:
« Il popolo di Dio viene adunato innanzi tutto per mezzo della Parola del Dio vivente. [...] La predicazione della Parola è necessaria per lo stesso ministero dei sacramenti, trattandosi di sacramenti della fede, la quale nasce e si alimenta con la Parola ». (CCC 1122)
« I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, all'edificazione del corpo di Cristo, e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni, hanno poi anche la funzione di istruire. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati sacramenti della fede ». (CCC 1123)
La fede della Chiesa precede la fede del credente, che è invitato ad aderirvi. Quando la Chiesa celebra i sacramenti, confessa la fede ricevuta dagli Apostoli. Da qui l'antico adagio: « Lex orandi, lex credendi » (oppure: « Legem credendi lex statuat supplicandi », secondo Prospero di Aquitania [secolo quinto]). La legge della preghiera è la legge della fede, la Chiesa crede come prega. La liturgia è un elemento costitutivo della santa e vivente Tradizione. (CCC 1124)
Per questo motivo nessun rito sacramentale può essere modificato o manipolato dal ministro o dalla comunità a loro piacimento. Neppure l'autorità suprema nella Chiesa può cambiare la liturgia a sua discrezione, ma unicamente nell'obbedienza della fede e nel religioso rispetto del mistero della liturgia. (CCC 1125)
Inoltre, poichè i sacramenti esprimono e sviluppano la comunione di fede nella Chiesa, la lex orandi è uno dei criteri essenziali del dialogo che cerca di ricomporre l'unità dei cristiani. (CCC 1126)
Degnamente celebrati nella fede, i sacramenti conferiscono la grazia che significano. Sono efficaci perchè in essi agisce Cristo stesso: è lui che battezza, è lui che opera nei suoi sacramenti per comunicare la grazia che il sacramento significa. Il Padre esaudisce sempre la preghiera della Chiesa di suo Figlio, la quale, nell'epiclesi di ciascun sacramento, esprime la propria fede nella potenza dello Spirito. Come il fuoco trasforma in sè tutto ciò che tocca, così lo Spirito Santo trasforma in vita divina ciò che è sottomesso alla sua potenza.
E' questo il significato dell'affermazione della Chiesa: i sacramenti agiscono ex opere operato (lett. « per il fatto stesso che l'azione viene compiuta »), cioè in virtù dell'opera salvifica di Cristo, compiuta una volta per tutte. Ne consegue che « il sacramento non è realizzato dalla giustizia dell'uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio ». Quando un sacramento viene celebrato in conformità all'intenzione della Chiesa, la potenza di Cristo e del suo Spirito agisce in esso e per mezzo di esso, indipendentemente dalla santità personale del ministro. Tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve. (CCC 1128)
La Chiesa afferma che per i credenti i sacramenti della Nuova Alleanza sono necessari alla salvezza. La « grazia sacramentale » è la grazia dello Spirito Santo donata da Cristo e propria di ciascun sacramento. Lo Spirito guarisce e trasforma coloro che li ricevono conformandoli al Figlio di Dio. Il frutto della
vita sacramentale è che lo Spirito di adozione deifica i fedeli unendoli vitalmente al Figlio unico, il Salvatore. (CCC 1129)
La Chiesa celebra il mistero del suo Signore « finchè egli venga » (1 Cor 11,26) e « Dio sia tutto in tutti » (1 Cor 15,28). Dall'età apostolica la liturgia è attirata verso il suo fine dal gemito dello Spirito nella Chiesa: « Marana tha! » (1 Cor 16,22). La liturgia condivide così il desiderio di Gesù: « Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, [...] finchè essa non si compia nel regno di Dio » (Lc 22,15-16). Nei sacramenti di Cristo la Chiesa già riceve la caparra della sua eredità , già partecipa alla vita eterna, pur « nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo » (Tt 2,13). « Lo Spirito e la Sposa dicono: "Vieni!" [...]. Vieni, Signore Gesù! » (Ap 22,17.20).
San Tommaso riassume così le diverse dimensioni del segno sacramentale: « Il sacramento è segno commemorativo del passato, ossia della passione del Signore; è segno dimostrativo del frutto prodotto in noi dalla sua passione, cioè della grazia; è segno profetico, che preannunzia la gloria futura ». (CCC 1130)
I sacramenti della Nuova Legge sono istituiti da Cristo e sono sette, ossia: il Battesimo, la Confermazione, l'Eucaristia, la Penitenza, l'Unzione degli infermi, l'Ordine e il Matrimonio. I sette sacramenti toccano tutte le tappe e tutti i momenti importanti della vita del cristiano: grazie ad essi, la vita di fede dei cristiani nasce e cresce, riceve la guarigione e il dono della missione. In questo si dà una certa somiglianza tra le tappe della vita naturale e quelle della vita spirituale. (CCC 1210)
[1] Cfr. Agostino, In ep. Ioam. 3.6 (PL 35, 2000): "Cristo è il nome di
un sacramento, come quando si dice profeta e si dice sacerdote".
[2] Agostino, Enarr. In Ps. 138, 2 (PL 37, 1785).
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