LIBRI LITURGICI

Per "libro liturgico", in senso stretto, intendiamo un libro che serve per una celebrazione liturgica ed è scritto in vi­sta di essa. In senso più largo, è tale anche quel libro che, pur non essendo stato scrit­to in vista della celebrazione, contiene però testi e riti di una celebrazione, siano essi stati usati o no. Nel primo senso il libro è un elemento della celebrazione, viene an­ch'esso rispettato o addirittura venerato; nel secondo senso il libro diventa fonte per la storia della liturgia e in particolare del rito o degli elementi che contiene.

I libri liturgici contengono perciò i riti e i testi scritti per la celebrazione. Essi so­no un veicolo della tradizione, in quanto esprimono la fede della chiesa e general­mente sono frutto del pensiero non di un solo autore ma di una chiesa particolare in comunione con le altre chiese. Ma sono anche frutto di una cultura, determinata quanto al tempo e allo spazio geografico. Se infatti la liturgia cristiana è soprattutto azione divina che si realizza nel segno sacramentale, i libri liturgici contengono tut­tavia le parole e i gesti con cui una cultu­ra vede ed esprime questa azione divina.

 

Il tempo dell'improvvisazione - Si tratta dei primi tre secoli cristiani. In que­sto tempo l'unico libro liturgico è il testo della Bibbia. Per il resto, salvo che per gli elementi essenziali, tutto è lasciato alla li­bera creatività . Troviamo traccia di questi schemi e di questa libertà  in testi non pro­priamente liturgici, come la Didachè, che ci dà  indicazioni sul battesimo, sull'eucaristia, sulla preghiera quotidiana e sul digiuno; co­me gli scritti di Clemente di Roma, e la I Apologia di Giustino. Verso il 215 c'è la Tradizione apostolica[1] (= TA) attribuita al pre­te romano Ippolito.

In senso lato, questo è il primo libro liturgico, perchè contiene solo descrizioni di riti liturgici con alcune formule più importanti: consacrazione dei vescovi, dei presbiteri, dei diaconi, e degli altri ministri, schema di preghiera eucari­stica, catecumenato e battesimo, preghiere e norme per le vergini, le vedove, la pre­ghiera delle ore, i digiuni, benedizione dell'olio.

 

Il tempo della creatività  - Dal IV sec. si precisano i contorni dei diversi riti liturgici sia orientali che occidentali. E ciò è dovuto alla creazione di testi, che ogni chie­sa compone e comincia a fissare per iscrit­to, anche se non in forma ufficiale. Fer­mandoci alla chiesa di Roma, si era prodotto un fenomeno importante: il passag­gio dal greco al latino, come lingua li­turgica.

In questo secolo si forma il «canone ro­mano» (l'attuale prima preghiera eucari­stica), e si cominciano a comporre testi eucologici in latino. Si continua così fino al sec. VI, componendo ogni volta i testi che servono per le varie celebrazioni. Questi vengono conservati in libelli, non però per essere riutilizzati. Una certa quantità  di ta­li libelli sono stati trovati al Laterano e rac­colti insieme in un codice, che attualmen­te si trova nella biblioteca capitolare di Ve­rona, il cod. 85. Scoperto nel 1713 da Scipione Maffei e pubblicato nel 1735 da G. Bianchini, ricevette da questi il titolo di Sacramentarium Leonianum, perchè ritenuto una composizione di Leone Magno (440-461). In seguito vi si è scoperta l'opera di diver­se "mani" tra cui, oltre quella di papa Leo­ne, quelle dei papi: Gelasio I (492-496) e Vigilio (537-555). La migliore edizione è quella curata da L. C. Mohlberg (RED 1, Roma 1956), col nome di

Sacramentarium Veronese (= Ve).

 

I libri liturgici puri - Dal sec. VII la documentazione liturgica cresce e si han­no dei veri e propri libri liturgici in uso. Si tratta di libri "puri" nel senso che conten­gono ciascuno un elemento della celebra­zione e che quindi servono a ciascun mi­nistro. Così distinguiamo:

IL SACRAMENTARIO E' il libro del ce­lebrante, vescovo o presbitero, e contiene le formule eucologiche per l'eucaristia e i sacramenti. Il primo è il cosiddetto Sacra­mentarium gelasianum vetus (= GeV). Ci è per­venuto nel solo «codice Vaticano reginense latino 316».

Il GeV è di fondamentale importanza per i riti del catecumenato e del battesimo, distribuiti nell'arco della quaresima, con i tre "scrutini" e le consegne dei vangeli, del simbolo, del «Padre nostro», come pure per la celebrazione del triduo sacro. Vi trovia­mo inoltre i riti della riconciliazione dei penitenti e della messa crismale ecc.

Quanto al sacramentario "gregoriano", si dovrebbe parlare piuttosto di famiglia gregoriana, essendovi molti manoscritti. In genere deriverebbero da una fonte, attri­buita a papa Gregorio Magno (590-604), ma redatta sotto Onorio (625-638). In ge­nere la struttura gregoriana differisce dal­la gelasiana per tre aspetti: il gregoriano non è diviso in libri, ma il santorale è mi­sto col temporale, anzi talvolta le dome­niche prendono la denominazione da un santo celebrato precedentemente (gli apo­stoli Pietro e Paolo, Lorenzo...); ha solo una orazione prima dell'orazione sulle offerte; indica la "stazione", ossia il luogo dove il papa celebrava in un determinato giorno. àˆ in genere un libro più semplice e meno ricco del gelasiano (molto ridotto il numero dei prefazi, non ci sono più le benedizio­ni sul popolo, se non in quaresima).

I due tipi principali del gregoriano so­no
l'«
Adriano» e il «Paduense». Il primo è così chiamato perchè deriva da una copia dell'autentico gregoriano che papa Adria­no I (772-795) mandò a Carlo Magno che gliene aveva fatto richiesta, e da questi con­servato ad Aquisgrana. Altro tipo di gregoriano è quello di Pa­dova (bibl. capitolare D 47), redatto a Lie­gi verso la metà  del sec. IX e poi portato a Verona, con addizioni dei secc. X e XI.

Una terza serie di sacramentari è costi­tuita da quelli che si chiamavano Missalia regis Pipini e che oggi chiamiamo «

Gelasiani del sec. VIII». Sembra trattarsi di una fusione di struttura gregoriana con testi gelasiani. Detti sacramentari sono molti. In probabile ordine di importanza: Gellone, Angoulème, S. Gallo, il cosiddetto Triplex, Rheinau, Monza.

IL LEZIONARIO - Al principio si leg­gevano direttamente dalla Bibbia le lettu­re per la celebrazione liturgica, in modo più o meno continuo. Quando si comin­ciò a scegliere dei brani per determinati giorni, questi furono segnati in margine al testo sacro. In un secondo momento si fe­ce, prima come appendice al libro, poi in codice a parte, un elenco di pericopi distribuite per vari giorni. Di qui il termine «capitularia», perchè elencavano i «capitula» con l'indicazione dell'inizio e della fi­ne del brano (mancava l'attuale divisione in capitoli e versetti). Troviamo così lezionari che contengono solo i vangeli (detti «capitularia evangeliorum»), o solo le let­ture non evangeliche (detti «Comes», o «Liber Comitis», o «Liber commicus»), o an­che ambedue.

L'ANTIFONARIO E' il libro che con­tiene i canti della messa, ed è destinato al cantore o al coro. I più antichi antifonari, da avvicinare ai gelasiani del sec. VIII, so­no ancora senza notazione musicale.

GLI ORDINES - Per una celebrazione liturgica non bastano i vari libri che con­tengono i testi, ma è necessario conoscere come strutturare lo svolgimento della ce­lebrazione stessa. I libri suddetti riportano solo raramente rubriche (così chiamate per­chè scritte in rosso, lat. ruber). A queste provvedono libri appositi, che si chiame­ranno Ordo (plurale Ordines) o Ordinarium. L'origine di tali libri si deve soprattutto al bisogno del clero franco, che vuol sapere come si svolgono a Roma le diverse celebrazioni.

 

I libri misti o plenari - Alle soglie dell'anno Mille assistiamo ad un fenome­no di fusione dei vari libri, per motivi fun­zionali. Si cominciano a raccogliere in un solo libro tutti gli elementi che servono ad una celebrazione. Un primo passo sarà  fat­to inserendo per esteso negli Ordines i te­sti eucologici che prima erano solo accen­nati. Nascono così i libri misti, o plenari.

IL PONTIFICALE - Con questo nome viene designato il libro che contiene for­mule e riti delle celebrazioni riservate al vescovo (pontifex), come la confermazione, le ordinazioni, le consacrazioni delle chie­se, delle vergini, la benedizione degli aba­ti, ma anche l'incoronazione dei re e degli imperatori...

Il primo libro di tal genere è il Pontificale Romano-Germanico del sec. X (= PRG). Composto verso il 950 a Magonza, è un interessante esempio dell'opera di adattamento della liturgia romana ai pae­si franco-germanici. Si presenta come una miniera di riti e di formule, ma anche di parti didattiche, come sermoni, monizioni, esposizioni di messa, con 258 titoli di celebrazioni varie[2].

Verso la fine del secolo, durante il tempo della cattività  avignonese, il vescovo di Mende, Guglielmo Durand, preparò per la sua diocesi un pontificale, sulla base di quelli precedenti ma con maggiore chiarezza. àˆ diviso in tre li­bri: riti sulle «persone»; sulle «cose»; cele­brazioni varie («azioni»). Questo è il primo vero pontificale, che sarà  sostanzial­mente fatto proprio da tutta la chiesa.

IL MESSALE - Per la stessa esigenza di ordine pratico e nello stesso periodo (fine del sec. X) cominciano ad apparire dei li­bri che contengono tutti gli elementi per la celebrazione dell'eucaristia (orazioni, letture, canti, ordo missae). Un tale libro vie­ne chiamato Missale, o Liber missalis, o Missale plenarium. La rapidità  di diffusione del Messale (con la conseguente graduale estin­zione dei sacramentari) si deve alla mol­tiplicazione delle messe "private", nelle quali il celebrante diceva tutto, anche quel­lo che spettava agli altri ministri. Ciò con­tinuerà  ad essere normale anche nelle ce­lebrazioni comunitarie, nelle quali tali mi­nistri erano presenti. Nel Messale con­fluiscono così il sacramentario, il lezionario (di Murbach), l'antifonario e i primi Ordines.

IL RITUALE - Come i vescovi avevano nel Pontificale il loro libro, così era neces­sario un libro che contenesse i riti com­piuti dai presbiteri (oltre, s'intende, il Mes­sale per l'eucaristia). Dal sec. XII e spe­cialmente nel XIV sorgono molti libri del genere, con nomi diversi: Agenda, Ordinarium, Manuale. Si tratta per lo più di libri privati, redatti dagli stessi sacerdoti in cu­ra d'anime.

IL BREVIARIO - Con lo stesso processo del Messale si creò il libro della Litur­gia delle ore. Prima c'erano libri distinti:

- Il Salterio, che nell'uso liturgico ha co­nosciuto due redazioni: quella romana (per­chè usata a Roma fino al sec. VIII), che corrisponde alla prima revisione di s. Gi­rolamo sul testo greco dei LXX, e quella gallicana (detta così perchè, usata prima in Gallia, si è poi diffusa in tutto l'Occiden­te, tranne che nella basilica vaticana), che riproduce il testo della seconda revisione geronimiana sull'Esapla di Origene, e che poi è entrata nella Vulgata. Spesso nei sal­teri ad uso liturgico vengono inseriti i can­tici biblici, per i notturni e le lodi.

- L'Omiliario, ossia il libro che raccoglie le letture patristiche. Il più importante, che poi è passato nel breviario, è quello che Paolo Diacono, monaco di Montecassino, preparò per Carlo Magno[3].

- L'Innario, che raccoglie gli inni di com­posizione ecclesiastica per le diverse ore canoniche. Sembra che il rito romano ac­cogliesse gli inni solo nel sec. XII; ma già  s. Ambrogio li aveva composti per la li­turgia milanese, e s. Benedetto li aveva ac­colti nella liturgia monastica.

- L'Antifonale dell'ufficio, pubblicato da R. J. Hesbert[4].

- L'Orazionale, di cui troviamo tracce nel Ve e nel GeV, che comprende le orazioni per le diverse ore canoniche.

Tutti questi libri, dopo l'anno Mille, con­fluiscono in un solo libro, chiamato Breviarium, perchè era di fatto una riduzione dei vari elementi, specialmente delle lettu­re.

 

I libri tridentini - Il concilio di Tren­to aveva in progetto una riforma della li­turgia, ma non si fece in tempo ad attuar­la durante il suo svolgimento, e nella sessione 25a (Corpus Tridentinum IX, 1106) fu demandato al papa il compito di realiz­zarla. I criteri a cui i papi si attennero fu­rono questi: riformare, secondo la tradi­zione della chiesa romana (cioè in conti­nuità  con il periodo medievale); imporre i nuovi libri a tutta la chiesa occidentale, ec­cetto quelle chiese che potessero vantare riti con più di 200 anni di antichità . Ciò, dal momento che unica autorità  in campo liturgico d'ora in poi sarebbe stata la sede apostolica.

In concreto la riforma fu piuttosto su­perficiale, giacchè furono promulgati in edi­zione tipica libri già  conosciuti ed usati pri­ma del concilio, con leggeri ritocchi e sem­plificazioni specialmente nelle parti meno sostanziali. Tuttavia tutti questi libri furo­no detti "romani" in un senso diverso da quello che avevano precedentemente: essi valevano cioè non solo per la città  di Ro­ma, ma per tutto l'Occidente latino. Di fat­to, oltre al rito romano così allargato, ri­masero in Occidente solo il rito ambrosiano, quello ispano-mozarabico e qualche differenza nel rito dome­nicano.

Subito dopo il concilio vennero promulgati il Breviario (nel 1568), il Messale (nel 1570), il Martirologio (nel 1584), il Ponti­ficale (nel 1595), il Caeremoniale episcoporum (nel 1600), il Rituale (nel 1614).

Il Martirologio è un libro che incontria­mo ora per la prima volta. Ma esso ha una lunga storia. Trova il suo antecessore nel calendario, cioè nell'elenco delle feste e dei santi che hanno una celebrazione in un de­terminato luogo.

Il Caeremoniale episcoporum è anch'esso un libro nuovo. Era nato già  nel 1455 dal bisogno di descrivere più dettagliatamente le cerimonie del papa, dei vescovi e dei pre­sbiteri nella celebrazione liturgica. Testi si­mili si erano visti nel 1516 e nel 1564, ma il Caeremoniale divenne libro ufficiale con la bolla di Clemente VIII nel 1600. Rivisto e corretto più volte nei secoli successivi, è arrivato fino alle soglie del Vat. II.

 

I libri del Vat. II - Il concilio Vat. II ha voluto una riforma generale dei libri li­turgici, con la possibilità  della traduzione nelle lingue correnti. Perciò il papa Paolo VI già  il 21.1.1964 istituiva un Consilium per la retta esecuzione della Costituzione li­turgida. Dal Consilium sono stati elaborati diversi documenti, tra i quali: Inter oecumenici del 1964, Musicam sacram del 1967, Tres abhinc annos del 1967 (istruzione seconda), Eucharisticum myste­rium del 1967, Liturgicae instaurationes del 1970 (istruzione terza) e Varietates legitimae del 1994 (istruzione quarta). Con tali istru­zioni si dava la possibilità  di introdurre la lingua volgare nelle varie parti della cele­brazione, e di compiere i necessari adatta­menti, per cui le singole conferenze epi­scopali provvidero a tradurre il vecchio Messale, approntarono lezionari ad experi­mentum, tradussero parte del Rituale ecc. Il Consilium intanto lavorava, con appositi gruppi di esperti, alla composizione dei nuovi libri.

Così dal 1968 ad oggi sono stati rifor­mati e pubblicati nell'edizione tipica lati­na tutti i libri liturgici: alcuni hanno già  ri­cevuto anche emendamenti per una se­conda edizione, altri sono in attesa di tale revisione che, pur essendo sempre pro­spettata dagli organismi competenti come necessaria e "imminente" tarda tuttavia a venire.

 

CALENDARIUM ROMANUM (1969) (= CR);

MISSALE ROMANUM. Sotto questa intesta­zione abbiamo i seguenti ordini di testi:

- Missale Romanum (1970; 1975 2) (= MR); Ordo Lectionum Missae (1970; 19812) (= OLM);

- Lectionarium (3 voll., 1970-1972);

- Ordo Cantus Missae (1973);

- Graduale Simplex (1975 2);

- Collectio Missarum de Beata Virgine e Lectio­narium pro Missis de Beata Virgine (1986)(= CMBV);

- Passio Domini nostri Iesu Christi (1989);

OFFICIUM DIVINUM. Sotto questa intesta­zione abbiamo:

- Liturgia Horarum (per ora in 4 voll., 1971-1972; 198010; "editio altera" 1985) (= LH);

PONTIFICALE ROMANUM. Sotto questa in­testazione abbiamo:

- De Ordinatione Diaconi, Presbyteri et Episcopi (1968) (= ODPE); poi in "editio typica altera":

- De Ordinatione Episcopi, Presbyte­rorum et Diaconorum (1990) (= OEPD);

- Ordo Consecrationis Virginum (1970) (= OCV);

- Ordo Benedicendi Oleum catechumenorum et in­fi'rmorum et con fi'ciendi chrIsma (1971) (= OBO);

- Ordo Benedictionis Abbatis et Abbatissae (1971) (= OBAA);

- Ordo Confirmationis (1972) (= OC);

- De Institutione Lectorum et Acolytorum... (1973) (= ILA);

- Ordo Dedicationis Ecclesiae et Altaris (1978) (= ODEA);

- Ordo coronandi imaginem Beatae Mariae Vir­ginis (1981);

CAEREMONIALE EPISCOPORUM (1984) (=CE);

RITUALE ROMANUM. Sotto questa intesta­zione abbiamo:

- Ordo Baptismi Parvulorum (1969) (= OBP);

- Ordo Celebrandi Matrimonium (1969; "editio altera" 1990) (= OCM);

- Ordo Exsequiarum (1969) (= OE);

- Ordo Professionis Religiosae (1970) (= OPR);

- Ordo Unctionis Infirmorum eorumque pastora­lis curae (1972) (= OUI);

- Ordo Initiationis Christianae Adultorum (1972)(= OICA);

- De Sacra Communione et de Cultu Mysterii Eu­charistici extra Missam (1973);

- Ordo Paenitentiae (1974) (= OP);

- De Benedictionibus (1984) (= DB);

- De Exorcismis et supplicationibus quibusdam (1998-1999) (= DESQ).

Ovviamente i testi che sono apparsi pri­ma dell'edizione del CIC del 1983 posso­no aver subìto qualche modifica; a tal pro­posito è apparso il fascicolo curato dalla SCSCD, dal titolo Variationes in libros litur­gicos ad normam Codicis luris Canonici nuper ­promulgati introducendas (12.9.1983), in EDIL II, 4784 e Supplementum.

 

Criteri per l'uso dei libri liturgici - Contrariamente al modo in cui erano con­cepiti i libri liturgici dal concilio Tridenti­no fino al Vat. II, cioè come testi intocca­bili il cui dettato andava eseguito scrupo­losamente, ora i nuovi libri sono intesi co­me dei "progetti", da realizzare poi nella celebrazione, tenendo conto della partico­lare situazione dell'assemblea concreta. Da qui deriva la necessità  di studiare bene le premesse, le possibilità  di adattamento che esse lasciano alle Conferenze episco­pali ed anche al singolo presidente dell'as­semblea. Queste possibilità  vanno poi sfrut­tate nel momento celebrativo. Gli stessi te­sti e le rubriche vanno osservati facendo maggiore attenzione a ciò che vogliono di­re, alla nuova mentalità  con cui sono stati redatti e al diverso valore che i vari elementi della celebrazione rivestono.

Il libro liturgico, insomma, anzichè offrire una serie di celebrazioni già  preor­dinate e quindi invariabili, offre abbon­danza di materiale per costruire celebra­zioni differenziate, e rispondere così ad esi­genze diverse. Arbitro delle diverse scelte è il presidente dell'assemblea, il quale però mirerà  al bene spirituale della sua comu­nità , saprà  usare convenientemente il sen­so ecclesiale e il rispetto delle situazioni, nè imporrà  un'idea personale, e soprattut­to saprà  intendere e attuare lo spirito che anima ogni parte della celebrazione[5].

Un'ultima parola riguarda il rispetto ver­so il libro, considerato nella sua materia­lità . Esso va considerato come il segno esterno e visibile di ciò che contiene; al li­bro liturgico va dato lo stesso rispetto e la stessa venerazione che la chiesa nutre ver­so la Parola di Dio e la preghiera della chie­sa. Il Lezionario, specialmente, va venerato come la Parola di Dio: la liturgia stessa ce lo insegna, quando circonda il libro dei van­geli con tanti segni di venerazione (incensazione, bacio, intronizzazione sull'altare e sull'ambone). Tale venerazione però non deve essere limitata al momento dell'uso liturgico, ma va coltivata sempre, sia du­rante le celebrazioni che fuori. Il rispetto al Messale esige ugualmente che lo si ten­ga con onore, non lo si sostituisca con edi­zioni tascabili o con fogli volanti. Il rispetto al libro si manifesta nella stessa composi­zione tipografica; nella rilegatura; nel mo­do di tenere, portare, usare il libro e nel modo di conservarlo.

 

 

I. SCICOLONE (C. CIBIEN)

 

Sacramentarium Veronese

Adriano

Gelasiani

Messale

 



 

[1] B. Botte, La tradition apostolique de st. Hippolyte. Essai de reconstitution (LQF 39), Mà¼nster 1963 ; Ippolito di Roma, La tradizione apostolica, (a cura di R. Tateo), EP, Roma 1979.

[2] C. Vogel-R. Elze, Le Pontifical romano-germanique du XIe siècle, 3 voll. (ST 226-227 e 269), Città  del Vaticano 1963 e 1972.

[3] R. Grègoire, Les homèliaires du moyen-à¢ge. Inventaire et analyse des manuscrits (RED VI), Roma 1966.

[4] Corpus antiphonalium Officii, I, Manuacripti «cursus romanus»; II, Manuscripti «cursus monasticus»; III, Invitatoria et antiphonae; IV, Responsoria, versus, hymni et varia (RED 7-10), Roma 1963-1970.

[5] Cfr. C. Braga, I libri liturgici nel rito romano in Aa. Vv., Nelle vostre assemblee, Queriniana, Brescia 1975, I, 397-410.