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EGNI NELLA LITURGIA

La liturgia cristiana si presenta come un complesso di segni e di simboli che le scienze umane possono studiare a diversi livelli, ma di cui si può avere una comprensione piena e una esperienza autentica solo in un contesto di fede e di appartenenza alla chiesa.

Il simbolismo biblico  la "pedagogia dei segni" è una costante dell'azione del Dio vivente in mezzo al suo popolo.

Carattere simbolico in senso lato hanno nell'AT molte narrazioni bibliche, gli antropomorfismi e gli antropopatismi riferiti a Dio, le espressioni che riguardano l'alleanza e, in senso più specifico, i riti della religione ebraica (la pasqua, le feste, il sacrificio, la circoncisione, l'unzione, ecc.), i luoghi e i segni della presenza di Dio nel mondo (l'arca, la tenda, il tempio), gli oggetti del culto, ecc. Il simbolismo biblico nasce da una concezione religiosa che vede tutta la realtà  e tutta la storia in stretta connessione con Dio, per cui tutti gli esseri e tutti gli avvenimenti possono diventare segni della presenza e dell'opera di Dio. Nel NT vi è una stretta continuità  simbolica con l'AT sia nel linguaggio che nei riti, ma tutto si incentra nel Cristo che dà  compimento a ogni figura e a ogni promessa. La novità  di alcuni simboli del NT dipende dal significato e dalla funzione che essi vengono ad assumere in rapporto con il mistero di Cristo: la cena, il battesimo, l'unzione, l'imposizione delle mani, ecc. è concretamente la parola della predicazione che dona ad essi la loro nuova realtà  nella fede e nella vita della comunità  cristiana.

 

Sviluppo del simbolismo cristiano - Lo sviluppo del simbolismo cristiano è favorito, oltre che dalla vitalità  intrinseca della comunità  cristiana e dal perdurare della tradizione e della mentalità  biblica, anche dagli influssi delle varie culture: dall'ellenismo (tradizione platonica, influssi religiosi, ecc.) nei primi secoli e, successivamente, dalla civiltà  bizantina in Oriente e dal mondo franco-germanico in Occidente.

Va sottolineato il precoce moltiplicarsi dei simboli cristiani, che in notevole parte sono di ispirazione biblica: immagini, segni grafici, rappresentazioni, gesti, atteggiamenti, oggetti, e soprattutto il progressivo formarsi del complesso dei segni liturgici. Questa tendenza all'espressione simbolica, che rimarrà  sempre una caratteristica molto marcata nella tradizione cristiana orientale, culmina in Occidente, nell'alto Medioevo, nell'architettura e nell'ornamentazione delle chiese. Nel tardo medioevo si assiste ad un profondo cambiamento di mentalità : il convenzionalismo, l'allegorismo, la perdita del senso liturgico, l'intellettualismo e poi il nominalismo dominanti in filosofia e in teologia, soffocano il gusto del simbolismo. La nuova mentalità  critica verso la concezione medievale del mondo determina anche l'atteggiamento della riforma protestante nei riguardi di ogni espressione simbolica sia nell'arte che nella vita liturgica. Questo orientamento generale della cultura occidentale si accentua con l'intellettualismo e il positivismo dei secc. XVII-XIX. Il rinnovamento che ha cominciato ad operarsi in Occidente, dal romanticismo in poi, è maturato nella chiesa, in armonia con una nuova sensibilità  generale, per gli sviluppi degli studi biblico-patristici e del movimento liturgico e per l'influsso delle scienze umane.

 

I segni nella liturgia cristiana - Acquistano significato ed efficacia tutti i momenti della nuova vita in Cristo, ma anche i segni e i riti che la caratterizzano, esplicitamente istituiti da Cristo e affidati alla sua chiesa. Primi fra tutti, il battesimo come suggello della fede e della conversione, condizione della rigenerazione in lui (Mc 16,16; Gv 3,3-5) e l'eucaristia, nella quale Cristo ha ordinato di rinnovare in sua memoria il convito della nuova alleanza da lui inaugurata (Mt 26,2629 e par.; 1Cor 11,23-25), dopo aver insegnato che chi mangia la sua carne e beve il suo sangue avrà  la vita eterna (Gv 6,51).

Nel sec. IV la liturgia cristiana ha ormai raggiunto un notevole sviluppo e si articola in azioni-segno che comportano il ministero di persone, la valorizzazione di cose e parole, l'attuazione personale e comunitaria di gesti e atteggiamenti, con una determinazione di luoghi e di tempi "sacri".

Lo sviluppo del simbolismo liturgico cristiano conserva una matrice prevalentemente biblica, un costante riferimento alla prassi e all'insegnamento di Cristo, ma l'influsso della civiltà  religiosa ellenistica, specie dei culti misterici, si fa più marcato. E' solo a cominciare dal sec. IV, quando ormai i misteri pagani si dissolvono, che €œnel cristianesimo trionfante sono accolti in folla, senza preoccupazione di sorta, e vocaboli ed espressioni e una disciplina dell'arcano e parecchi gesti e azioni liturgiche proprio dai misteri e dal loro mondo. Se ne potranno cogliere gli influssi in Giovanni Crisostomo, in Dionigi l'Areopagita e nell'evoluzione dei segni liturgici nelle Costituzioni apostoliche e in s. Basilio: l'ellenismo si trasforma in bizantinismo.

Nell'alto medioevo il simbolismo cristiano ha avuto uno sviluppo straordinario, del quale non vanno sottolineati soltanto gli aspetti negativi. Come si può constatare nel Pontificale romanogermanico del sec. X, c'è stato nelle chiese franco-germaniche un ammirabile sforzo per adattare la tradizione liturgica romana alla mentalità  e alle esigenze dei popoli nuovi, per i quali erano necessarie celebrazioni più drammatiche, ricche di emotività  e di fantasia: basti citare la processione della domenica delle palme, l'adorazione della croce, i riti della veglia pasquale, come pure il grandioso cerimoniale della dedicazione delle chiese, riti tutti che testimoniano anche un forte influsso dell'Oriente cristiano[1]. Nonostante le successive riforme, l'apporto culturale franco-germanico ha lasciato una traccia molto sensibile nella tradizione liturgica occidentale, ma ancora più profondamente hanno influito sul futuro della liturgia nella chiesa latina gli aspetti negativi di questo periodo.

Se nell'antichità  cristiana la mentalità  biblica e la tradizione platonica avevano ispirato la creazione e la comprensione del simbolismo liturgico cristiano, nel Medioevo la perdita progressiva di un contatto vivo con la sacra Scrittura e il prevalere di indirizzi teologici intellettualistici ed astratti hanno favorito un'interpretazione allegorica e moralistica dei simboli cristiani.

Questo radicale mutamento di atteggiamento di fronte al simbolismo della liturgia non è che una conseguenza dei progressivo passaggio dall'interpretazione tipologica della Bibbia, che si fondava su una continuità  dalla figura alla realtà , ad una interpretazione allegorica ormai incapace di aprirsi a prospettive ecclesiali ed escatologiche[2].

D'altra parte, la diminuita funzione della Parola nella liturgia, ormai non più compresa dal popolo, favorisce l'enfatizzazione dei riti e una loro interpretazione soggettiva e spesso magica, mentre la perdita del senso vivo della presenza di Cristo nell'azione liturgica fa sì che i segni non siano più percepiti in riferimento a lui: ciò che porta ad una liturgia ritualistica e senza più rapporto con la vita delle comunità  concrete.

Le conseguenze sul futuro della liturgia cristiana in Occidente sono state molto gravi: senza misconoscere la vitalità  religiosa del Medioevo e del periodo della controriforma, è lecito notare che il fissismo, il rubricismo, l'intellettualismo che hanno dominato per secoli la vita liturgica della chiesa in Occidente hanno oscurato non solo la primitiva semplicità  e l'originario simbolismo, ma spesso anche la vera realtà  ed il genuino significato del culto cristiano.

 D. SARTORE

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

Una celebrazione sacramentale è intessuta di segni e di simboli. Secondo la pedagogia divina della salvezza, il loro significato si radica nell'opera della creazione e nella cultura umana, si precisa negli eventi materiali dell'Antica Alleanza e si rivela pienamente nella persona e nell'opera di Cristo. (CCC 1145)

Segni del mondo degli uomini. Nella vita umana segni e simboli occupano un posto importante. In quanto essere corporale e spirituale insieme, l'uomo esprime e percepisce le realtà  spirituali attraverso segni e simboli materiali. In quanto essere sociale, l'uomo ha bisogno di segni e di simboli per comunicare con gli altri per mezzo del linguaggio, di gesti, di azioni. La stessa cosa avviene nella sua relazione con Dio. (CCC 1146)

Dio parla all'uomo attraverso la creazione visibile. L'universo materiale si presenta all'intelligenza dell'uomo perchè vi legga le tracce del suo Creatore. La luce e la notte, il vento e il fuoco, l'acqua e la terra, l'albero e i frutti parlano di Dio, simboleggiano ad un tempo la sua grandezza e la sua vicinanza. (CCC 1147)

In quanto creature, queste realtà  sensibili possono diventare il luogo in cui si manifesta l'azione di Dio che santifica gli uomini, e l'azione degli uomini che rendono a Dio il loro culto. Ugualmente avviene per i segni e i simboli della vita sociale degli uomini: lavare e ungere, spezzare il pane e condividere il calice possono esprimere la presenza santificante di Dio e la gratitudine dell'uomo verso il suo Creatore. (CCC 1148)

Le grandi religioni dell'umanità  testimoniano, spesso in modo impressionante, tale senso cosmico e simbolico dei riti religiosi. La liturgia della Chiesa presuppone, integra e santifica elementi della creazione e della cultura umana conferendo loro la dignità  di segni della grazia, della nuova creazione in Gesù Cristo. (CCC 1149)

Segni dell'Alleanza. Il popolo eletto riceve da Dio segni e simboli distintivi che caratterizzano la sua vita liturgica: non sono più soltanto celebrazioni di cicli cosmici e di gesti sociali, ma segni dell'Alleanza, simboli delle grandi opere compiute da Dio per il suo popolo. Tra questi segni liturgici dell'Antica Alleanza si possono menzionare la circoncisione, l'unzione e la consacrazione dei re e dei sacerdoti, l'imposizione delle mani, i sacrifici, e soprattutto la pasqua. In questi segni la Chiesa riconosce una prefigurazione dei sacramenti della Nuova Alleanza. (CCC 1150)

Segni assunti da Cristo. Nella sua predicazione il Signore Gesù si serve spesso dei segni della creazione per far conoscere i misteri del regno di Dio. Compie guarigioni o dà  rilievo alla sua predicazione con segni o gesti simbolici. Conferisce un nuovo significato ai fatti e ai segni dell'Antica Alleanza, specialmente all'esodo e alla pasqua, poichè egli stesso è il significato di tutti questi segni. (CCC 1151)

Segni sacramentali. Dopo la pentecoste, è mediante i segni sacramentali della sua Chiesa che lo Spirito Santo opera la santificazione. I sacramenti della Chiesa non aboliscono, ma purificano e integrano tutta la ricchezza dei segni e dei simboli del cosmo e della vita sociale. Inoltre essi danno compimento ai tipi e alle figure dell'Antica Alleanza, significano e attuano la salvezza operata da Cristo, prefigurano e anticipano la gloria del cielo. (CCC 1152)

 

Parole e azioni

Ogni celebrazione sacramentale è un incontro dei figli di Dio con il loro Padre, in Cristo e nello Spirito Santo, e tale incontro si esprime come un dialogo, attraverso azioni e parole. Anche se le azioni simboliche già  per se stesse sono un linguaggio, è tuttavia necessario che la Parola di Dio e la risposta della fede accompagnino e vivifichino queste azioni, perchè il seme del Regno porti il suo frutto nella terra buona. Le azioni liturgiche significano ciò che la Parola di Dio esprime: l'iniziativa gratuita di Dio e, nello stesso tempo, la risposta di fede del suo popolo. (CCC 1153)

La liturgia della Parola è parte integrante delle celebrazioni sacramentali. Per nutrire la fede dei credenti, devono essere valorizzati i segni della Parola di Dio: il libro della Parola (lezionario o evangeliario), la venerazione di cui è fatta oggetto (processione, incenso, candele), il luogo da cui viene annunziata (ambone), la sua proclamazione udibile e comprensibile, l'omelia del ministro che ne prolunga la proclamazione, le risposte dell'assemblea (acclamazioni, salmi di meditazione, litanie, professione di fede). (CCC 1154)

Inseparabili in quanto segni e insegnamento, le parole e le azioni liturgiche lo sono anche in quanto realizzano ciò che significano. Lo Spirito Santo non si limita a dare l'intelligenza della Parola di Dio suscitando la fede; attraverso i sacramenti egli realizza anche le « meraviglie » di Dio annunziate dalla Parola; rende presente e comunica l'opera del Padre compiuta dal Figlio diletto. (CCC 1155)

 

Canto e musica

« La tradizione musicale di tutta la Chiesa costituisce un tesoro di inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell'arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrale della liturgia solenne ». La composizione e il canto dei salmi ispirati, frequentemente accompagnati da strumenti musicali, sono già  strettamente legati alle celebrazioni liturgiche dell'Antica Alleanza. La Chiesa continua e sviluppa questa tradizione: «Intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore» (Ef 5,19). Chi canta prega due volte. (CCC 1156)

Il canto e la musica svolgono la loro funzione di segni in una maniera tanto più significativa « quanto più sono strettamente uniti all'azione liturgica », secondo tre criteri principali: la bellezza espressiva della preghiera, l'unanime partecipazione dell'assemblea nei momenti previsti e il carattere solenne della celebrazione. In questo modo essi partecipano alla finalità  delle parole e delle azioni liturgiche: la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli:

« Quante lacrime versate ascoltando gli accenti dei tuoi inni e cantici, che risuonavano dolcemente nella tua Chiesa! Una commozione violenta: quegli accenti fluivano nelle mie orecchie e distillavano nel mio cuore la verità , eccitandovi un caldo sentimento di pietà . Le lacrime che scorrevano mi facevano bene ». (CCC 1157)

L'armonia dei segni (canto, musica, parole e azioni) è qui tanto più significativa e feconda quanto più si esprime nella ricchezza culturale propria del popolo di Dio che celebra. Per questo « si promuova con impegno il canto popolare religioso, in modo che nei pii e sacri esercizi, e nelle stesse azioni liturgiche », secondo le norme della Chiesa, « possano risonare le voci dei fedeli ». Tuttavia, « i testi destinati al canto sacro siano conformi alla dottrina cattolica, anzi siano presi di preferenza dalla Sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche ». (CCC 1158)

 

Le sacre immagini

La sacra immagine, l'icona liturgica, rappresenta soprattutto Cristo. Essa non può rappresentare il Dio invisibile e incomprensibile; è stata l'incarnazione del Figlio di Dio ad inaugurare una nuova « economia » delle immagini:

« Un tempo Dio, non avendo nè corpo, nè figura, non poteva in alcun modo essere rappresentato da una immagine. Ma ora che si è fatto vedere nella carne e che ha vissuto con gli uomini, posso fare una immagine di ciò che ho visto di Dio. [...] A viso scoperto, noi contempliamo la gloria del Signore ». (CCC 1159)

L'iconografia cristiana trascrive attraverso l'immagine il messaggio evangelico che la Sacra Scrittura trasmette attraverso la parola. Immagine e parola si illuminano a vicenda:

« In poche parole, noi intendiamo custodire gelosamente intatte tutte le tradizioni della Chiesa, sia scritte che orali. Una di queste riguarda la raffigurazione del modello mediante una immagine, in quanto si accordi con la lettera del messaggio evangelico, in quanto serva a confermare la vera e non fantomatica incarnazione del Verbo di Dio e procuri a noi analogo vantaggio, perchè le cose rinviano l'una all'altra in ciò che raffigurano come in ciò che senza ambiguità  esse significano ». (CCC 1160)

 

Tutti i segni della celebrazione liturgica sono riferiti a Cristo: lo sono anche le sacre immagini della santa Madre di Dio e dei santi, poichè significano Cristo che in loro è glorificato. Esse manifestano « il gran numero di testimoni » (Eb 12,1) che continuano a partecipare alla salvezza del mondo e ai quali noi siamo uniti, soprattutto nella celebrazione sacramentale. Attraverso le loro icone, si rivela alla nostra fede l'uomo creato « a immagine di Dio », e trasfigurato « a sua somiglianza », come pure gli angeli, anch'essi ricapitolati in Cristo:

« Procedendo sulla via regia, seguendo la dottrina divinamente ispirata dei nostri santi Padri e la Tradizione della Chiesa cattolica  riconosciamo, infatti, che lo Spirito Santo abita in essa  noi definiamo con ogni rigore e cura che, a somiglianza della raffigurazione della croce preziosa e vivificante, così le venerande e sante immagini, sia dipinte che in mosaico o in qualsiasi altro materiale adatto, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, sulle sacre suppellettili, sui sacri paramenti, sulle pareti e sulle tavole, nelle case e nelle vie; siano esse l'immagine del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, o quella dell'immacolata Signora nostra, la santa Madre di Dio, dei santi angeli, di tutti i santi e giusti ». (CCC 1161)

 

« La bellezza e il colore delle immagini sono uno stimolo per la mia preghiera. è una festa per i miei occhi, così come lo spettacolo della campagna apre il mio cuore a rendere gloria a Dio ». La contemplazione delle sante icone, unita alla meditazione della Parola di Dio e al canto degli inni liturgici, entra nell'armonia dei segni della celebrazione in modo che il mistero celebrato si imprima nella memoria del cuore e si esprima poi nella novità  di vita dei fedeli. (CCC 1162)



[1] Cfr. A. L. Mayer, Die Liturgie in der europà¤ischen Geistesgeschichte, Darmstadt 1971, 1-97.

[2] Cfr. H. De Lubac, Typoligie et allegoriste in RevSR 34, 1947, 180-224.