
La teologia dei ministeri ecclesiali si è sviluppata specialmente dopo il Vat. II, attraverso la rifondazione di un'ecclesiologia che ha trovato nella LG la sua formulazione più completa.
Terminologia: Diaconia, Ministeri, Ministri - La voce "diakonia" (lat. "ministerium") significa ministero, non solo nel senso specifico dei diaconi, ma come realtà del servizio. Questo concetto greco, che era considerato come sinonimo di "schiavitù-servitù" in senso dispregiativo (Platone, Gorgia 492b), diventa l'emblema del Cristo che è il diacono per eccellenza del Padre e degli uomini (At 1,17,25; 6,4; 20,24; Rm 11,13: 2Cor 4,1; 6,3; 1Tm 1,24 ecc.). Si applica pure all'apostolato sia della parola (At 6,4: 20,4) sia della riconciliazione (2Cor 5,18). e indica in genere il ministero apostolico (At 1,25; Col 1,7). Questo uso della voce servizio, che qualifica il ministero cristiano, fa evitare i termini che in greco significano: autorità , potere, mandato, preferendo i termini "diakonia", "leitourgheia".
Nel mondo romano, le categorie di base non sono "servitium-ministerium", ma quelle di "dignitas-honor", cioè proprie della carriera ("cursus honorum") che i funzionari pubblici dovevano fare; quindi quando si parla di "ministeria ecclesiastca", questi si devono intendere in senso parziale, cioè del diaconato in aiuto dei presbiteri-vescovi; e solo dopo un secoli dall'editto di Milano, il titolo di "minister" è applicato ai sacerdoti cristiani. Questa trasposizione delle funzioni sacerdotali ministeriali ad onorifiche si deve dunque alla concezione romana dell'autorità dell'"ordo" direttivo dei collegi e delle entità pubbliche fuori di Roma, come degli "ordines" della capitale dell'impero.
a. Ministero cristiano - Questa voce, che si riferisce alla missione di servire gli uomini per i misteri di Dio (1Cor 4,1) e di cooperare all'azione salvifica di Dio (2Cor 5,18-6,1), si specifica per le seguenti condizioni: essere al servizio ecclesiale di Dio e degli uomini; in maniera permanente, cioè non transitoria in sè; di pertinenza specifica di coloro che sono costituiti in autorità ecclesiale (LG 10).
b. La mànisterialità del Cristo storico e del Cristo mistico-ecclesiale - Il ministero del Cristo nella sua vita storica è il punto centrale della ministerialità e culmina nel mistero pasquale: egli è venuto per servire (Mt 20,28; Mc 10,45). Gli altri titoli che gli vengono dati sono: apostolo (Eb 3,1), pastore (Gv 10,14; 1Pt 2,25; Eb 13,20), maestro (Gv 13,3), vescovo (1Pt 2,25), sacerdote (Eb 5,6; 7,17.21), sommo sacerdote (Eb 10,21; 4,1415). Policarpo alla fine del I sec. chiamerà il Cristo il «diacono servo di tutti» (Ad Phil. 5,2). Ma questa ministerialità del Cristo si estende a tutto il suo corpo mistico: infatti la chiesa ha per scopo intrinseco questo fondamentale servizio escatologico, in tensione fra il mondo in cui è incarnata e il regno a cui è destinata (Eb 13,10).
Quadro sinottico della varietà dei ministeri - Si possono distinguere le funzioni ecclesiali secondo il luogo di appartenenza: sovralocale o locale delle chiese. I ministri con funzioni sovralocali più o meno universali o regionali sono: gli apostoli, che comprendono sia i Dodici sia più tardi, gli altri inviati come Barnaba, Sila, Tito, Timoteo (cfr. At 14,4); altre persone fidate (2Tm 2,2); profeti (Didachè 10,7), persone eminenti (1a Clem. 44,3); mentre quelli con funzioni di portata locale sono: gli episcopi, sia ad Efeso (At 20,28; 1Tm 3,2), sia a Filippi (Fl 1,1), sia a Creta (Tt 1,7), sia a Corinto (1a Clem. 42,4-5); presbiteri, sia a Gerusalemme (At 11,30; 15,2ss), sia nella diaspora (Gc 5,14), poi in Asia Minore (At 14,23; 20,17; Tt 1,5); guide ("igumeni"); ausiliari ("proigumeni": 1a Clem. 21,6); presidenti o "primizie" (1Cor 16,15); pastori; piloti (1Cor 12,28); liturghi (1Cor 1,2). Entro queste funzioni sono indicate le persone dotate di carismi per l'edificazione del corpo di Cristo, che oltre agli apostoli comprende: i profeti, i pastori e i dottori (1Cor 12,1; 13,28; Rm 12,3-8; Ef 4,11). La direzione della chiesa apostolica e subapostolica in questa prima epoca dunque risulta costituita dagli apostoli (i Dodici, più Paolo), dai vescovi, dai missionari (apostoli, cioè inviati), dai profeti (Didachè 10,7), da persone eminenti, e da vescovi residenziali (Giacomo a Gerusalemme, Timoteo ad Efeso, Tito a Creta, Clemente a Roma, Ignazio ad Antiochia, Policarpo a Smirne, e gli altri vescovi destinatari delle lettere ignaziane); accanto a loro ci sono altre persone che esercitano una direzione collegiale di ogni comunità locale. Fra i ministri ausiliari si possono indicare: i sette (At 6,3;21,8); i diaconi (Fl 1,1; 1Tm 3,8-13); i giovani ("neoteroi": At 5,6; 1Pt 5,5; "neaniscoi": At 5,10); infine tutti i fedeli, che sono chiamati "santi" (At 3,32-41 ecc.) per ben 233 volte. Questa varietà ci permette di cogliere la linea costante che congiunge la strutturazione verticale della gerarchia ecclesiastica di queste comunità primitive nel loro sviluppo storico fino ad Ignazio («un solo vescovo insieme con i presbiteri e i diaconi»: Filad. 4; Efes. 4; Magn. 2; Trall. 2, 3), con la realtà ecclesiale di base; anche se non ci è possibile determinare esattamente le singole funzioni della categoria sacerdotale gerarchica dei membri del collegio direttivo di ogni comunità . E' certo comunque che le funzioni presidenziali di direzione e di governo della comunità non si possono disgiungere sia dalle funzioni dottrinali (kerigmatiche, didattiche, evangelizzatrici), sia da quelle sacramentali (1Cor 1,2; 11,20, ecc.), sia da quelle caritative, sia da quelle rappresentative (di rappresentanza ufficiale della comunità : 1Tm 3,2). Senza dubbio alla tradizione biblica si ricollega la preminenza della funzione pastorale (At 20,28; 1Pt 5,2; Ef 4,11; 1a Clem. 44,3 ecc.); mentre nelle lettere pastorali si trovano anche categorie che richiamano la concezione domestica della casa di Dio (1Tm 3,5: capifamiglia) con le conseguenti funzioni di amministrazione (Tt 1,7; 1Tm 3,45). In definitiva la potestà giurisdizionale non appare mai distinta dall'autorità sacerdotale-pastorale. La stessa attività di evangelizzazione ha valore fondamentalmente sacerdotale (Rm 15,16; Fl 2,17); le funzioni sacerdotali sono quelle stesse apostoliche (Mt 28,18; 1Pt 2,5.9). Mentre in Israele il sacerdozio e il profetismo erano istituzioni distinte anche se non opposte; e mentre nelle religioni pagane (ad es. a Roma: Cicerone, Leggi 2,8) esistevano due generi di sacerdoti, uno per presiedere, l'altro per interpretare (à uguri); oppure i diaconi (servitori della "polis") erano ben distinti dai sacerdoti del sacrificio (Platone, Politica 290); nella comunità cristiana le funzioni ministeriali sono intercambiabili e intrecciate inscindibilmente, perchè derivano da una elezione divina (Gal 1,1: «apostolo per mezzo di Gesù Cristo e non per mezzo di uomo o da parte di uomini»). La trascendenza della chiamata al ministero prevedrà al massimo che si presentino i possibili candidati (At 1,3), che mediante la sorte (At 1,24-26) o senza di essa si considerano direttamente costituiti da Dio (ad es. 1Cor 9,1; 15,8-10). Nessuna delega dunque da parte della comunità , quasi che i ministeri fossero rappresentanti di essa; essi sono al suo servizio e la rappresentano (cfr. 1a Clem. 44,2-4; 42,4) in nome degli apostoli e infine di Cristo.
Le funzioni specifiche dei singoli gradi - Nella gerarchia di ordine non erano compresi gli ordini minori, pur avendone il nome; ma esistevano fin dall'antichità parecchie categorie di persone che avevano funzioni subalterne non sempre ben distinte da quelle dei diaconi. Gli elenchi antichi ci presentano diversità non sempre riducibili a funzioni omogenee.
a. Tradizione antica - Accanto ai confessori, alle vedove, agli asceti, agli esorcisti, ai guaritori, troviamo nel IV sec. il seguente ordine di accesso alla comunione eucaristica dato dalle Costituzioni apostoliche (VIII,13,14 e 23): «vescovo, presbiteri, diaconi, suddiaconi, lettori, cantori, asceti; e fra le donne, le diaconesse, le vergini e le vedove; poi i bambini e solo dopo tutto il popolo». In un altro elenco della stessa fonte (III, 11,3) però più antica (Didascalia siriaca del III sec.) l'ordine è il seguente: diaconesse, lettori, suddiaconi, cantori, ostiari. Eusebio (Historia ecclesiastica I, 1-2) non si fa scrupolo di porre accanto alla gerarchia i didascali, i martiri, e anche i prìncipi civili (ben si sa quale carisma divino egli attribuisse all'imperatore!). Non è perciò facile distinguere, specie in Oriente, fra carismi e ordini ministeriali. Nella chiesa latina, al di sotto del diaconato, fino al Vat. II, gli ordini minori erano cinque: il suddiacono (considerato ordine maggiore solo dagli inizi del sec. XIII), l'accolito, l'esorcista, il lettore, l'ostiario. Questi ordini minori erano già ritenuti obbligatori nel documento degli Statuta Ecclesiae Antiqua del sec. V (476-485: gallicano), nel presentare il "cursus" completo della chiesa romana antica.
b. Dal concilio di Trento al Vat. II - Il concilio Tridentino (Sess. XXIII, c. 17), volendo far corrispondere gli ordini minori ai ministeri effettivi, spesso esercitati senza alcuna istituzione ecclesiale, non è riuscito nel suo scopo riformatore, sia perchè non veniva ridefinita l'attribuzione di ciascun ministero, sia perchè non attuava la sua proposta di sopprimere quei ministeri di ostiario e di esorcista che erano divenuti ormai inutili. In sintesi si può dire che gli unici due ordini inferiori al diaconato che si trovano ovunque fin dall'antichità sono: il suddiaconato, che in Occidente corrisponde all'accolitato, e il lettorato: per queste due funzioni si parlava nei documenti liturgici di "ordinari" (essere ordinati), ma mai di "imponere manus", riservato agli ordini maggiori. La riforma vaticana (motu proprio Ministeria quaedam del 15.10.1972) ha superato le visuali ristrette del primitivo progetto di ristrutturazione, che si limitava a proporre la soppressione dell'esorcistato-ostiariato e suddiaconato, mantenendo però al lettorato-accolitato il significato di ordini minori, riservati perciò ai chierici. Il fatto invece che oggi i laici compiano queste funzioni ministeriali ha contribuito a ridurre questi ordini a ministeri istituiti, cioè non conferiti con ordinazione, indicando così il cambiamento di significato delle loro funzioni. Si tratta ora di veri e propri ministeri laicali, a differenza degli antichi ordini minori, perchè i fedeli che li esercitano non assumono più funzioni di supplenza rispetto ai chierici ma esercitano un diritto fondato sul sacerdozio comune dei cristiani. Anche nel caso dei candidati al presbiterato o al diaconato, l'obbligo fatto ai chierici di riceverli non supera il significato di preparazione pedagogica («per meglio disporsi ai futuri compiti della Parola e dell'altare»). Ma il nuovo significato riconosciuto a questi ministeri istituiti, in vista di un servizio più stabile in seno alla comunità ecclesiale, ha per corollario la creazione di nuove funzioni che non avevano il loro esatto corrispondente nella disciplina antica. Così, a titolo esemplificativo, il documento pontificio indica come possibili nuovi ministeri: il catechista od altri servizi caritativi nella chiesa, allargando la sfera di questi ministeri al servizio del mondo. Se il lettorato e l'accolitato rimangono come sevizi comuni a tutte le chiese (nelle chiese orientali sarà il suddiaconato corrispondente all'accolitato), il numero dei ministeri ed il campo del loro esercizio sarà regolato dalle Conferenze episcopali, che pure sono invitate a fare proposte per altri ministeri necessari alle insorgenti esigenze pastorali. Con questa nuova disciplina, che meglio distingue i ministeri ordinati da quelli istituiti, pur tenendo conto delle diverse realizzazioni storiche nelle singole chiese, anche i ministeri istituiti sono meglio caratterizzati rispetto ai ministeri di fatto: infatti l'istituzione ha lo scopo di significare una certa permanenza di tali servizi in ragione con i bisogni e le attività abituali della chiesa.
E. LODI
Ministeria quaedam
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