SACRAMENTALI

 

La santa madre Chiesa ha inoltre istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, ad imitazione dei sacramenti, sono significati, e vengono ottenuti per intercessione della Chiesa effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l'effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita.
(SC 60)

   La presenza dei sa­cramentali nella chiesa si inserisce in un ampio quadro storico che ha le sue radici nell'antichità. Nel corso della sua vita, con una certa frequenza, Gesù utilizzò gesti dal significato chiaramente religioso (benedi­zioni, esorcismi...). Essi facevano parte di quella eredità  che egli, la sua comunità  e l'intero NT avevano ricevuto dal passato. Nel filone cristiano troviamo, per citare un esempio, la testimonianza della Tradizione apostolica di Ippolito. In essa viene racco­mandata la benedizione per l'olio, il for­maggio, le olive, il pane e il miele ecc. Nel­la tradizione liturgica medievale i libri li­turgici (sia i Sacramentari, sia i Pontifica­li) ci rivelano il grande uso dei sacramen­tali da parte della comunità  cristiana. Per giungere alla storia moderna, il Rituale Romanum (1614), col suo ricco repertorio, at­testa la frequenza della loro celebrazione.

   Il termine "sacramentale", come so­stantivo, non si trova nell'uso della teolo­gia anteriore al sec. XII. Prima di allora, la parola usata comunemente è sacramentum. Questo termine veniva applicato anche a riti religiosi naturali che non erano i sa­cramenti quali oggi noi intendiamo; anzi, la ritualità  in genere era un sacramentum. Possiamo trovare la ragione di questo uso linguistico nel fatto che tutto ciò, che era in rapporto con i sacramenti propriamen­te detti, era consacrato al servizio divino attraverso una benedizione particolare.

   L'approfondimento della nozione di sacramento nella prima metà  del XII sec. ha svolto un ruo­lo decisivo per la comprensione teologica dei sacramentali e ne ha determinato tutta la successiva riflessione teologica e le esposizioni manualistiche. Mentre il bat­tesimo e l'eucaristia venivano considerati in stretto rapporto con il mistero di Cri­sto, altre categorie di sacramenti sembra­vano piuttosto derivare dai primi e non di­stinguersi molto dai vari ministeri e dalla liturgia concreta della chiesa. Un vocabo­lario particolare per distinguere battesimo ed eucaristia dagli altri sacramenti a que­sti subordinati è usato da Ugo di S. Vitto­re con la specificazione di "tria genera sacramentorum". «Mentre il primo genere di sacramenti riguarda i "sacramenta maiora", il secondo genere è considerato il com­plesso dei "sacramenta minora", e il terzo ge­nere non ha una denominazione partico­lare, però viene catalogato prima degli al­tri due generi direttamente in rapporto con il tema della chiesa, dei suoi membri e dei suoi uffici»[1].

   Nel XIII sec., sotto l'influsso di Pier Lombardo, troviamo una terminologia ab­bastanza chiara e affiora la distinzione tra i sacramenti e i sacramentali: i "sacramenta prà­ncipalia" o "maiora" e «alia sacramenta quae significantius possunt sacramentalia dici, quasi sacramentis adnexa et de eis dependentia»[2].

   Sulla scia della speculazione medievale, nel periodo post tridentino si va verso trat­tazioni più sistematiche (R. Bellarmino, F. Suarez), che nei secc. XIX e XX si allarga­no sino a diventare trattati veri e propri («De sacramentalibus in genere»), nei quali vengono discusse in modo analitico tutte le questioni riguardanti la loro istituzione e classificazione, il problema dell'efficacia e degli effetti che ne derivano.Alla luce dello sviluppo del nostro tema nella teologia manualistica, si arriva a que­sta definizione liturgica di sacramentali: «I sacramentali sono segni visibili religiosi, istituiti dalla chiesa a scopo di culto, a tu­tela contro gli influssi del demonio, e a in­cremento del bene spirituale e materiale dei fedeli»[3].

   Il CIC del 1983, can. 1166 [che riprende SC 60]: «sono segni sa­cri per mezzo dei quali, ad imitazione in qualche modo dei sacramenti, sono signi­ficati e, per impetrazione della chiesa, ven­gono ottenuti effetti soprattutto spiritua­li»). Gli autori moderni li distinguono, per grandi linee, in due categorie: i sacramen­tali-cose e i sacramentali-azioni. Appare co­sì la distinzione tra le cose benedette, con­sacrate, esorcizzate e le azioni che sono le benedizioni, le consacrazioni e gli esorci­smi. Nel primo tipo di sacramentali pos­siamo classificare l'acqua benedetta, le can­dele benedette, i rami d'ulivo benedetti, le ceneri benedette all'inizio della quare­sima... Nel secondo tipo vengono catalo­gate le consacrazioni (professione religiosa, benedizione dell'abate, consacrazione delle vergini, dedicazione di una chiesa), le benedizioni (dell'acqua, dei bambini, degli ammalati, dei campi, degli utensili...), gli esorcismi[4]. Se vogliamo cogliere l'elemento co­mune e determinante per una definizione­-descrizione dei sacramentali, potremo di­re così: «I sacramentali consistono imme­diatamente e in primo luogo in una pre­ghiera di impetrazione che la chiesa indi­rizza a Dio, e solo in secondo luogo e me­diatamente, cioè mediante questa preghiera di intercessione della chiesa, in una santi­ficazione, in quanto la chiesa, per mezzo di questi riti, impetra da Dio la santifica­zione delle persone o delle cose»[5].

   Appa­re dunque abbastanza evidente come i sa­cramentali siano delle benedizioni e delle consacrazioni che rivelano la fede e l'amore della chiesa, affinchè nella storia degli uo­mini e nel cosmo si manifesti la gloria del Cristo al di là  di tutti gli ostacoli che ne impediscono l'espansione. I sacramentali sono segni della fede della chiesa. In que­sta fede sta tutta la loro forza. Qualunque possa essere l'oggetto dei sacramentali, l'e­lemento che li caratterizza e che permette loro di non essere contagiati dal pericolo della magia è la fede orante della comunità  ecclesiale.Fra il sacramento e il sacramentale, anche se c'è una somiglianza data dalla realtà  del segno in un contesto di fede orante, esistono tuttavia profonde differenze. Mentre i sacramenti sono stati istituiti da Gesù Cristo, i sacramentali vengono pro­posti dalla chiesa. Essi infatti sono azioni della chiesa, espressione della sua volontà  di santificare l'umanità  in cammino attra­verso la sua azione di impetrazione. Un al­tro aspetto che differenzia i sacramenti dai sacramentali è quello della loro efficacia. La differenza, da questo punto di vista, è tradizionalmente espressa nel linguaggio teologico con le formule «ex opere operato» (sacramenti) e «ex opere operantis ecclesiae» (sacramentali). I riti sacramentali propria­mente detti producono, nel modo loro pro­prio, il loro effetto per il fatto che il segno è posto validamente, e non già  per la con­dizione morale di coloro che celebrano il sacramento. Nel sacramento abbiamo la «ripresentazione oggettiva immediata» (O. Casel) del mistero pasquale del Cristo. Nel­l'à mbito dei sacramentali, invece, gli effetti del mistero pasquale sono concessi da Dio in forza dell'impetrazione della chiesa si­gnificata nei gesti liturgici[6].

   L'efficacia dei sacramentali sta in rapporto alla preghiera di intercessione della chiesa, che ha effet­to sul piano spirituale e, di riflesso, su quel­lo materiale. Ovviamente è nell'esperien­za ecclesiale che avviene la celebrazione dei sacramentali. I sacramentali sono ce­lebrati dal popolo di Dio in cammino: in ciascuno, sempre si esprime ed agisce la chiesa. In questa condizione ecclesiale di preghiera l'effetto spirituale che consegue al gesto liturgico è attualizzato dal Padre in forza della dignità  morale di colui che pone il rito o di colui che lo accoglie. In base alla dottrina tridentina i sa­cramenti sono sette (DS 1601): i sacra­mentali, invece, non hanno alcun limite quanto a numero. Essi sono formule espres­sive della preghiera di impetrazione della chiesa su persone e oggetti particolari, fi­nalizzati ad un uso cultuale oppure profa­no. Poichè il terreno da cui fioriscono i sa­cramentali è la vitalità  della chiesa in cam­mino nella storia, essi si differenziano e si moltiplicano secondo le molteplici situa­zioni dell'esistenza umana, alla quale, sot­to il linguaggio del segno impregnato di preghiera e di invocazione, offrono in forma corporeo-concreta il mistero dell'azio­ne salvifica del Risorto che si rivolge a tut­ti gli uomini.All'origine della celebrazione dei sa­cramentali c'è il mistero di Cristo. Il si­gnificato del mondo, nel cui à mbito ope­ra il sacramentale, è il Cristo. La chiesa, che è l'attore principale delle celebrazioni sacramentali, opera e prega in Cristo. La finalità  dell'atto celebrativo è quella di cristificare l'uomo, la comunità , il mondo. In questa concentrazione cristica del sacra­mentale appare chiara la dimensione tri­nitaria che lo avvolge; la celebrazione li­turgica la visibilizza molto bene: nei rituali si usa frequentemente la formula «nel no­me del Padre e del Figlio e dello Spirito santo», spesso accompagnata dal gesto che traccia il segno della croce. La formula e il gesto, nella celebrazione dei sacramen­tali, fanno chiaramente apparire come tut­to il mistero della vita divina, che ci viene comunicato nell'atto celebrativo, ci viene offerto dal Padre e dal Figlio e dallo Spi­rito santo per mezzo della croce del Cri­sto. Visto così, il sacramentale non è più una magia, bensì una celebrazione della propria fede in Cristo risorto compiuta at­traverso il gesto rituale.In base alle prospettive del Vat. II, il sacramentale va visto all'interno della celebrazione liturgi­ca. La liturgia è il culto che la chiesa uni­ta al Cristo, il grande liturgo della comu­nità  ecclesiale in cammino, e in lei ogni suo membro, rendono al Padre. Attraver­so l'esercizio sacramentale del sacerdozio del Cristo, significato dalla celebrazione li­turgica, la chiesa conduce l'uomo nel suo cammino al ritorno in Cristo al Padre e lo fa avanzare verso questa mèta.Nella storia essi hanno avuto varie classificazioni. Oggi ven­gono raggruppati in tre categorie.

1. CONSACRAZIONI - Nell'atto della con­sacrazione le persone o le cose vengono sottratte, attraverso una libera scelta, alla libera disponibilità  dell'uomo. Mediante la sua preghiera, la chiesa le affida a Dio per mezzo di Cristo, che è il grande liturgo della chiesa. In forza di questo atto le per­sone o le cose continuano ad essere al ser­vizio dell'agire dell'uomo, che però vuole ope­rare per il compimento del piano di Dio nei confronti dell'umanità . In questa categoria possiamo comprendere la consa­crazione o dedicazione di una chiesa, di un altare, di un calice, la benedizione di un abate, la consacrazione di una ver­gine, la professione religiosa o mona­stica.

2. BENEDIZIONI - Sono preghiere di in­vocazione su cose e persone per attuare su di esse la protezione e i benefici divi­ni. Attraverso la sua preghiera la chiesa in­serisce efficacemente le realtà  e le perso­ne, che nella loro qualità  di creature stan­no già  sotto la protezione di Dio, nel vi­vo mistero di Cristo, nel quale è realizza­ta tutta la nostra storia di salvezza. La be­nedizione delle cose, che ha come sfondo l'agire di Dio nella storia, avviene nella prospettiva di cooperare allo sviluppo dell'autentico bene della persona, in confor­mità  alle disposizioni di Dio stesso[7].

  Queste dunque le finalità  delle benedizioni istituite dalla chiesa che sono segni sensibili, per mezzo dei quali "vie­ne significata, e nel modo ad essi proprio, realizzata", quella santificazione degli uo­mini in Cristo e quella glorificazione di Dio, che costituisce il fine cui tendono tut­te le altre attività  della chiesa. In quanto segni, che si basano sulla Parola di Dio e si celebrano in forza di fede, le benedi­zioni intendono mettere in luce e mani­festare quella vita nuova in Cristo, che na­sce e si sviluppa in forza dei sacramenti della nuova alleanza, istituiti da Cristo Si­gnore. Inoltre le benedizioni, istituite in certo qual modo a imitazione dei sacra­menti, si riportano sempre e principal­mente a effetti soprattutto spirituali, che ottengono per impetrazione della chiesa» (nn. 9-10).

3. ESORCISMI - Questo terzo tipo di sa­cramentale è quello che crea maggiori dif­ficoltà  all'uomo contemporaneo, a causa della problematica circa la presenza del de­monio nella vita dell'umanità . Negli esor­cismi la chiesa, sull'esempio di Gesù, chie­de la protezione del Padre nel combatti­mento contro satana, che frappone osta­coli allo sviluppo della persona umana e del piano universale di salvezza. In conti­nuazione con il comportamento di Gesù, gli esorcismi, riti che hanno il loro am­biente vitale nel processo dell'iniziazione cristiana, sono una proclamazione della sua signoria sul mondo e sulle forze del maligno, costituiscono una mirabile pro­fessione di fede nella potenza pasquale che ha sconfitto le forze del male e rappre­sentano un momento di autentica speran­za teologale perchè il credente possa cam­minare in novità  di vita incontro al Signo­re quando verrà  alla fine dei tempi.La loro stessa struttura celebrativa in cui si congiungano parola e preghiera, memo­ria ed epìclesi colloca i fedeli in un clima di fecondità  pasquale e li rende sempre più veri nella lotta che li qualifica nel cammi­no verso la piena realizzazione della pro­pria identità  in Cristo morto e risorto.

Sacramenti e sacramentali - Il sa­cramentale, dal momento che vive del gran­de mondo della liturgia e in esso trova la sua linfa e la sua vitalità , si colloca neces­sariamente in rapporto con i sacramenti, in particolare con l'eucaristia. I sette sa­cramenti vanno intesi come i punti di con­centrazione dell'azione salvifica di Dio compiuta nel suo Figlio Gesù. La vitalità  della chiesa, però, non si esaurisce nell'at­to della celebrazione dei sette sacramenti, ma si estrinseca anche in una molteplicità  di altre modalità  rituali. I sacramenti rappresentano sì essenziali ed insostituibili ce­lebrazioni vitali della chiesa, tuttavia non possono essere qualificati come le uniche forme espressive di questa, accanto alle quali non se ne potrebbero trovare altre. Anche se il mistero della chiesa si attua­lizza in modo speciale nei sacramenti, que­sto à mbito operativo di salvezza non è nè l'unico nè l'esclusivo nel piano salvifico del Padre in Cristo Gesù. In connessione con essi, dunque, esistono altre forme espres­sive di carattere ecclesiale e personale, che, in determinate circostanze, aiutano il cam­mino dei credenti in Cristo. L'unica vita della chiesa si rivela e si manifesta in mol­teplici realizzazioni.

   Spetta ai sacramentali da un lato prepara­re la ricchezza celebrativa dei sacramenti, e dall'altro prolungarne gli effetti, perchè il mondo diventi veramente gloria di Dio. Mentre infatti i sacramenti privilegiano al­cuni determinati momenti della vita, i sa­cramentali si collocano in tutte le situa­zioni dell'esistenza e imprimono in esse un dinamismo pasquale.Inoltre, se i sacramenti per natura loro sono orientati all'eucaristia, tanto più lo sono i sacramentali. Tutta la ritualità  che caratterizza l'ampio campo della liturgia non ha altro scopo che di attualizzare, nel­le modalità  proprie del rito, il mistero pasquale.

  Il luogo privilegiato in cui si in­contra la presenza della pasqua del Signo­re è l'eucaristia. In forza del battesimo il cristiano vive del Risorto (cfr. Rm 6,3ss; 14,6ss) e deve condurre una vita da risor­to per poter celebrare il banchetto del Si­gnore (cfr. 1Cor 11,17ss). Nello sforzo per rinnovare la vitalità  della risurrezione in Cristo e per potere, di riflesso, celebrare con autenticità  l'eucaristia, il cristiano, tra­mite l'invocazione tipica della celebrazio­ne dei sacramentali, si pone nell'atteggia­mento della supplica, perchè la sua esi­stenza nel temporale sia veramente ani­mata dallo Spirito della risurrezione. Nel­la celebrazione eucaristica egli porterà  i frutti del proprio impegno nel mondo, per ritornare poi nel "profano" con una vita­lità  maggiormente inserita nel mistero pa­squale.

   Il fatto poi che tante celebra­zioni sacramentali (benedizione di un aba­te, consacrazione di una vergine, pro­fessione religiosa o monastica, esequie, benedizione degli oli [Elementi natura­li]...) abbiano luogo nell'à mbito della cele­brazione eucaristica, è segno evidente che l'eucaristia è il culmine dei sacramentali e il loro più profondo significato.

   L'atto della celebrazione del sacramen­tale da parte dell'uomo non è altro che l'e­mergere di una precedente azione benedi­cente del Dio Trinità . Ogni uomo che in Dio è stato benedetto, può invocare la be­nedizione di Dio su altri esseri viventi e, se è cristiano, li può benedire nel nome di Dio Padre per Cristo nello Spirito santo. La capacità  di accogliere la benedizione di Dio dà  l'energia necessaria per benedire successivamente gli altri. Nella moltepli­cità  delle benedizioni sacramentali, non tutti e ad un medesimo titolo possono ce­lebrare i sacramentali. Ogni sacramentale, essendo essenzialmente una benedizione a Dio, comporta antecedentemente l'azio­ne rinnovatrice di Dio in colui che è chia­mato a celebrare il sacramentale stesso: il padre o la madre di famiglia benediranno la mensa perchè possiedono la benedizio­ne familiare di Dio, frutto del sacramento del matrimonio. Il vescovo, a sua volta, ce­lebrerà  quei sacramentali che sono più ine­renti alla costruzione della comunità  ec­clesiale poichè egli vi è stato costituito pa­store. In questa visione, il sacramentale non ci pone fuori del mondo, in un con­testo magico, ma diviene veramente la ce­lebrazione della speranza e del desiderio di vivere nel mondo al quale si appartiene.

A. DONGHI


Dal Codice di Diritto Canonico

Can. 1167 - §1. Solo la Sede Apostolica può costituire nuovi sacramentali o interpretare autenticamente quelli già  accolti,
abolirne alcuni o modificarli.§2. Nel porre o amministrare i sacramentali si osservino accuratamente i riti e le formule approvate dalla Chiesa.

Can. 1168 - Ministro dei sacramentali è il chierico munito della debita potestà ; a norma dei libri liturgici, alcuni sacramentali, a giudizio dell'Ordinario del luogo, possono essere amministrati anche dai laici che siano dotati delle qualità  convenienti.

Il culto dei santi 

Can. 1187 - E lecito venerare con culto pubblico solo quei servi di Dio che, per l'autorità  della Chiesa, sono riportati nel catalogo dei Santi o dei Beati.

Can. 1188 - Sia mantenuta la prassi di esporre nelle chiese le sacre immagini alla venerazione dei fedeli; tuttavia siano esposte in numero moderato e con un conveniente ordine, affinchè non suscitino la meraviglia del popolo cristiano e non diano ansa a devozione meno retta.



Dal Catechismo della Chiesa Cattolica


« La santa Madre Chiesa ha istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l'effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita ». (CCC 1667)

Essi sono istituiti dalla Chiesa per la santificazione di alcuni ministeri ecclesiastici, di alcuni stati di vita, di circostanze molto varie della vita cristiana, così come dell'uso di cose utili all'uomo. Secondo le decisioni pastorali dei Vescovi, possono anche rispondere ai bisogni, alla cultura e alla storia propri del popolo cristiano di una regione o di un'epoca. Comportano sempre una preghiera, spesso accompagnata da un determinato segno, come l'imposizione della mano, il segno della croce, l'aspersione con l'acqua benedetta (che richiama il Battesimo). (CCC 1668)

Essi derivano dal sacerdozio battesimale: ogni battezzato è chiamato ad essere una benedizione e a benedire. Per questo anche i laici possono presiedere alcune benedizioni; più una benedizione riguarda la vita ecclesiale e sacramentale, più la sua presidenza è riservata al ministro ordinato (Vescovo, presbiteri o diaconi). (CCC 1669)

I sacramentali non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti; però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa. « Ai fedeli ben disposti è dato di santificare quasi tutti gli avvenimenti della vita per mezzo della grazia divina che fluisce dal mistero pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, mistero dal quale derivano la loro efficacia tutti i sacramenti e i sacramentali; e così ogni uso onesto delle cose materiali può essere indirizzato alla santificazione dell'uomo e alla lode di Dio ». (CCC 1670)

Fra i sacramentali ci sono innanzi tutto le benedizioni (di persone, della mensa, di oggetti, di luoghi). Ogni benedizione è lode di Dio e preghiera per ottenere i suoi doni. In Cristo, i cristiani sono benedetti da Dio Padre « con ogni benedizione spirituale » (Ef 1,3). Per questo la Chiesa impartisce la benedizione invocando il nome di Gesù, e facendo normalmente il santo segno della croce di Cristo. (CCC 1671)

Alcune benedizioni hanno una portata duratura: hanno per effetto di consacrare persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all'uso liturgico. Fra quelle che sono destinate a persone – da non confondere con l'ordinazione sacramentale – figurano la benedizione dell'abate o dell'abbadessa di un monastero, la consacrazione delle vergini e delle vedove, il rito della professione religiosa e le benedizioni per alcuni ministeri ecclesiastici (lettori, accoliti, catechisti, ecc). Come esempio delle benedizioni che riguardano oggetti, si può segnalare la dedicazione o la benedizione di una chiesa o di un altare, la benedizione degli olii santi, dei vasi e delle vesti sacre, delle campane, ecc. (CCC 1672)

Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità , in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l'influenza del maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. Gesù l'ha praticato; è da lui che la Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare. In una forma semplice, l'esorcismo è praticato durante la celebrazione del Battesimo. L'esorcismo solenne, chiamato « grande esorcismo », può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del Vescovo. In ciò bisogna procedere con prudenza, osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa. L'esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall'influenza demoniaca, e ciò mediante l'autorità  spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. àˆ importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l'esorcismo, che si tratti di una presenza del maligno e non di una malattia. (CCC 1673)

Le esequie

Le esequie cristiane sono una celebrazione liturgica della Chiesa. Il ministero della Chiesa in questo caso mira ad esprimere la comunione efficace con il defunto come pure a rendere partecipe la sua comunità  riunita per le esequie e ad annunciarle la vita eterna. (CCC 1684)

I differenti riti delle esequie esprimono il carattere pasquale della morte cristiana, e rispondono alle situazioni e alle tradizioni delle singole regioni, anche quanto al colore liturgico. (CCC 1685)

Praenotanda del Benedizionale 

Praenotanda del rito delle esequie 

[1] A. Caprioli, Alle origini della «definizione» di sacramento: da Berengario a Pier Lombardo in ScC 102 (1974), 736.

[2] Siccardo di Cremona, citato da A. Caprioli, a.c., 740, nota 93.

[3] M. Rigetti, Manuale di storia liturgica IV, Ancora, Milano 1959, 474.

[4] Nella manualistica classica si trova un'altra  classificazione dei sacramentali. Attraverso l'uso dei participi se ne elencavano le grandi categorie: orans, tinctus, edens, confessus, dans, benedicens. Ad ogni verbo corrispondeva tutta una enumerazione di sacramentali.

[5] C. Vagaggini, Il senso teologico della liturgia, San Paolo, 1999, 98.

[6] Anche nell'à mbito dei riti delle religioni antichi, in base agli studi dei fenomenologi della religione, si trova una distinzione analoga a quella tra sacramenti e sacramentali: cfr. L. Bouyer, Il rito e l'uomo, Morcelliana, Brescia 1964, 87ss.

[7] Questo dato è chiaramente riscontrabile nella formula per la «benedizione comune», che può esser considerata come il parametro delle varie benedizioni: «O Dio, la tua parola santifica tutte le cose: effondi la tua benedizione su questa creatura: concedi a quelli che se ne serviranno con rendimento di grazie, secondo la tua legge e la tua volontà , di ottenere, per mezzo dell'invocazione del tuo Nome santissimo, la salute del corpo e la protezione dell'anima. Per Cristo nostro Signore». 
 

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