
La santa madre Chiesa ha inoltre istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, ad imitazione dei sacramenti, sono significati, e vengono ottenuti per intercessione della Chiesa effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l'effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita.
(SC 60)
La presenza dei sacramentali nella chiesa si inserisce in un ampio quadro storico che ha le sue radici nell'antichità. Nel corso della sua vita, con una certa frequenza, Gesù utilizzò gesti dal significato chiaramente religioso (benedizioni, esorcismi...). Essi facevano parte di quella eredità che egli, la sua comunità e l'intero NT avevano ricevuto dal passato. Nel filone cristiano troviamo, per citare un esempio, la testimonianza della Tradizione apostolica di Ippolito. In essa viene raccomandata la benedizione per l'olio, il formaggio, le olive, il pane e il miele ecc. Nella tradizione liturgica medievale i libri liturgici (sia i Sacramentari, sia i Pontificali) ci rivelano il grande uso dei sacramentali da parte della comunità cristiana. Per giungere alla storia moderna, il Rituale Romanum (1614), col suo ricco repertorio, attesta la frequenza della loro celebrazione.
Il termine "sacramentale", come sostantivo, non si trova nell'uso della teologia anteriore al sec. XII. Prima di allora, la parola usata comunemente è sacramentum. Questo termine veniva applicato anche a riti religiosi naturali che non erano i sacramenti quali oggi noi intendiamo; anzi, la ritualità in genere era un sacramentum. Possiamo trovare la ragione di questo uso linguistico nel fatto che tutto ciò, che era in rapporto con i sacramenti propriamente detti, era consacrato al servizio divino attraverso una benedizione particolare.
L'approfondimento della nozione di sacramento nella prima metà del XII sec. ha svolto un ruolo decisivo per la comprensione teologica dei sacramentali e ne ha determinato tutta la successiva riflessione teologica e le esposizioni manualistiche. Mentre il battesimo e l'eucaristia venivano considerati in stretto rapporto con il mistero di Cristo, altre categorie di sacramenti sembravano piuttosto derivare dai primi e non distinguersi molto dai vari ministeri e dalla liturgia concreta della chiesa. Un vocabolario particolare per distinguere battesimo ed eucaristia dagli altri sacramenti a questi subordinati è usato da Ugo di S. Vittore con la specificazione di "tria genera sacramentorum". «Mentre il primo genere di sacramenti riguarda i "sacramenta maiora", il secondo genere è considerato il complesso dei "sacramenta minora", e il terzo genere non ha una denominazione particolare, però viene catalogato prima degli altri due generi direttamente in rapporto con il tema della chiesa, dei suoi membri e dei suoi uffici»[1].
Nel XIII sec., sotto l'influsso di Pier Lombardo, troviamo una terminologia abbastanza chiara e affiora la distinzione tra i sacramenti e i sacramentali: i "sacramenta pràncipalia" o "maiora" e «alia sacramenta quae significantius possunt sacramentalia dici, quasi sacramentis adnexa et de eis dependentia»[2].
Sulla scia della speculazione medievale, nel periodo post tridentino si va verso trattazioni più sistematiche (R. Bellarmino, F. Suarez), che nei secc. XIX e XX si allargano sino a diventare trattati veri e propri («De sacramentalibus in genere»), nei quali vengono discusse in modo analitico tutte le questioni riguardanti la loro istituzione e classificazione, il problema dell'efficacia e degli effetti che ne derivano.Alla luce dello sviluppo del nostro tema nella teologia manualistica, si arriva a questa definizione liturgica di sacramentali: «I sacramentali sono segni visibili religiosi, istituiti dalla chiesa a scopo di culto, a tutela contro gli influssi del demonio, e a incremento del bene spirituale e materiale dei fedeli»[3].
Il CIC del 1983, can. 1166 [che riprende SC 60]: «sono segni sacri per mezzo dei quali, ad imitazione in qualche modo dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali»). Gli autori moderni li distinguono, per grandi linee, in due categorie: i sacramentali-cose e i sacramentali-azioni. Appare così la distinzione tra le cose benedette, consacrate, esorcizzate e le azioni che sono le benedizioni, le consacrazioni e gli esorcismi. Nel primo tipo di sacramentali possiamo classificare l'acqua benedetta, le candele benedette, i rami d'ulivo benedetti, le ceneri benedette all'inizio della quaresima... Nel secondo tipo vengono catalogate le consacrazioni (professione religiosa, benedizione dell'abate, consacrazione delle vergini, dedicazione di una chiesa), le benedizioni (dell'acqua, dei bambini, degli ammalati, dei campi, degli utensili...), gli esorcismi[4]. Se vogliamo cogliere l'elemento comune e determinante per una definizione-descrizione dei sacramentali, potremo dire così: «I sacramentali consistono immediatamente e in primo luogo in una preghiera di impetrazione che la chiesa indirizza a Dio, e solo in secondo luogo e mediatamente, cioè mediante questa preghiera di intercessione della chiesa, in una santificazione, in quanto la chiesa, per mezzo di questi riti, impetra da Dio la santificazione delle persone o delle cose»[5].
Appare dunque abbastanza evidente come i sacramentali siano delle benedizioni e delle consacrazioni che rivelano la fede e l'amore della chiesa, affinchè nella storia degli uomini e nel cosmo si manifesti la gloria del Cristo al di là di tutti gli ostacoli che ne impediscono l'espansione. I sacramentali sono segni della fede della chiesa. In questa fede sta tutta la loro forza. Qualunque possa essere l'oggetto dei sacramentali, l'elemento che li caratterizza e che permette loro di non essere contagiati dal pericolo della magia è la fede orante della comunità ecclesiale.Fra il sacramento e il sacramentale, anche se c'è una somiglianza data dalla realtà del segno in un contesto di fede orante, esistono tuttavia profonde differenze. Mentre i sacramenti sono stati istituiti da Gesù Cristo, i sacramentali vengono proposti dalla chiesa. Essi infatti sono azioni della chiesa, espressione della sua volontà di santificare l'umanità in cammino attraverso la sua azione di impetrazione. Un altro aspetto che differenzia i sacramenti dai sacramentali è quello della loro efficacia. La differenza, da questo punto di vista, è tradizionalmente espressa nel linguaggio teologico con le formule «ex opere operato» (sacramenti) e «ex opere operantis ecclesiae» (sacramentali). I riti sacramentali propriamente detti producono, nel modo loro proprio, il loro effetto per il fatto che il segno è posto validamente, e non già per la condizione morale di coloro che celebrano il sacramento. Nel sacramento abbiamo la «ripresentazione oggettiva immediata» (O. Casel) del mistero pasquale del Cristo. Nell'à mbito dei sacramentali, invece, gli effetti del mistero pasquale sono concessi da Dio in forza dell'impetrazione della chiesa significata nei gesti liturgici[6].
L'efficacia dei sacramentali sta in rapporto alla preghiera di intercessione della chiesa, che ha effetto sul piano spirituale e, di riflesso, su quello materiale. Ovviamente è nell'esperienza ecclesiale che avviene la celebrazione dei sacramentali. I sacramentali sono celebrati dal popolo di Dio in cammino: in ciascuno, sempre si esprime ed agisce la chiesa. In questa condizione ecclesiale di preghiera l'effetto spirituale che consegue al gesto liturgico è attualizzato dal Padre in forza della dignità morale di colui che pone il rito o di colui che lo accoglie. In base alla dottrina tridentina i sacramenti sono sette (DS 1601): i sacramentali, invece, non hanno alcun limite quanto a numero. Essi sono formule espressive della preghiera di impetrazione della chiesa su persone e oggetti particolari, finalizzati ad un uso cultuale oppure profano. Poichè il terreno da cui fioriscono i sacramentali è la vitalità della chiesa in cammino nella storia, essi si differenziano e si moltiplicano secondo le molteplici situazioni dell'esistenza umana, alla quale, sotto il linguaggio del segno impregnato di preghiera e di invocazione, offrono in forma corporeo-concreta il mistero dell'azione salvifica del Risorto che si rivolge a tutti gli uomini.All'origine della celebrazione dei sacramentali c'è il mistero di Cristo. Il significato del mondo, nel cui à mbito opera il sacramentale, è il Cristo. La chiesa, che è l'attore principale delle celebrazioni sacramentali, opera e prega in Cristo. La finalità dell'atto celebrativo è quella di cristificare l'uomo, la comunità , il mondo. In questa concentrazione cristica del sacramentale appare chiara la dimensione trinitaria che lo avvolge; la celebrazione liturgica la visibilizza molto bene: nei rituali si usa frequentemente la formula «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo», spesso accompagnata dal gesto che traccia il segno della croce. La formula e il gesto, nella celebrazione dei sacramentali, fanno chiaramente apparire come tutto il mistero della vita divina, che ci viene comunicato nell'atto celebrativo, ci viene offerto dal Padre e dal Figlio e dallo Spirito santo per mezzo della croce del Cristo. Visto così, il sacramentale non è più una magia, bensì una celebrazione della propria fede in Cristo risorto compiuta attraverso il gesto rituale.In base alle prospettive del Vat. II, il sacramentale va visto all'interno della celebrazione liturgica. La liturgia è il culto che la chiesa unita al Cristo, il grande liturgo della comunità ecclesiale in cammino, e in lei ogni suo membro, rendono al Padre. Attraverso l'esercizio sacramentale del sacerdozio del Cristo, significato dalla celebrazione liturgica, la chiesa conduce l'uomo nel suo cammino al ritorno in Cristo al Padre e lo fa avanzare verso questa mèta.Nella storia essi hanno avuto varie classificazioni. Oggi vengono raggruppati in tre categorie.
1. CONSACRAZIONI - Nell'atto della consacrazione le persone o le cose vengono sottratte, attraverso una libera scelta, alla libera disponibilità dell'uomo. Mediante la sua preghiera, la chiesa le affida a Dio per mezzo di Cristo, che è il grande liturgo della chiesa. In forza di questo atto le persone o le cose continuano ad essere al servizio dell'agire dell'uomo, che però vuole operare per il compimento del piano di Dio nei confronti dell'umanità . In questa categoria possiamo comprendere la consacrazione o dedicazione di una chiesa, di un altare, di un calice, la benedizione di un abate, la consacrazione di una vergine, la professione religiosa o monastica.
2. BENEDIZIONI - Sono preghiere di invocazione su cose e persone per attuare su di esse la protezione e i benefici divini. Attraverso la sua preghiera la chiesa inserisce efficacemente le realtà e le persone, che nella loro qualità di creature stanno già sotto la protezione di Dio, nel vivo mistero di Cristo, nel quale è realizzata tutta la nostra storia di salvezza. La benedizione delle cose, che ha come sfondo l'agire di Dio nella storia, avviene nella prospettiva di cooperare allo sviluppo dell'autentico bene della persona, in conformità alle disposizioni di Dio stesso[7].
Queste dunque le finalità delle benedizioni istituite dalla chiesa che sono segni sensibili, per mezzo dei quali "viene significata, e nel modo ad essi proprio, realizzata", quella santificazione degli uomini in Cristo e quella glorificazione di Dio, che costituisce il fine cui tendono tutte le altre attività della chiesa. In quanto segni, che si basano sulla Parola di Dio e si celebrano in forza di fede, le benedizioni intendono mettere in luce e manifestare quella vita nuova in Cristo, che nasce e si sviluppa in forza dei sacramenti della nuova alleanza, istituiti da Cristo Signore. Inoltre le benedizioni, istituite in certo qual modo a imitazione dei sacramenti, si riportano sempre e principalmente a effetti soprattutto spirituali, che ottengono per impetrazione della chiesa» (nn. 9-10).
3. ESORCISMI - Questo terzo tipo di sacramentale è quello che crea maggiori difficoltà all'uomo contemporaneo, a causa della problematica circa la presenza del demonio nella vita dell'umanità . Negli esorcismi la chiesa, sull'esempio di Gesù, chiede la protezione del Padre nel combattimento contro satana, che frappone ostacoli allo sviluppo della persona umana e del piano universale di salvezza. In continuazione con il comportamento di Gesù, gli esorcismi, riti che hanno il loro ambiente vitale nel processo dell'iniziazione cristiana, sono una proclamazione della sua signoria sul mondo e sulle forze del maligno, costituiscono una mirabile professione di fede nella potenza pasquale che ha sconfitto le forze del male e rappresentano un momento di autentica speranza teologale perchè il credente possa camminare in novità di vita incontro al Signore quando verrà alla fine dei tempi.La loro stessa struttura celebrativa in cui si congiungano parola e preghiera, memoria ed epìclesi colloca i fedeli in un clima di fecondità pasquale e li rende sempre più veri nella lotta che li qualifica nel cammino verso la piena realizzazione della propria identità in Cristo morto e risorto.
Sacramenti e sacramentali - Il sacramentale, dal momento che vive del grande mondo della liturgia e in esso trova la sua linfa e la sua vitalità , si colloca necessariamente in rapporto con i sacramenti, in particolare con l'eucaristia. I sette sacramenti vanno intesi come i punti di concentrazione dell'azione salvifica di Dio compiuta nel suo Figlio Gesù. La vitalità della chiesa, però, non si esaurisce nell'atto della celebrazione dei sette sacramenti, ma si estrinseca anche in una molteplicità di altre modalità rituali. I sacramenti rappresentano sì essenziali ed insostituibili celebrazioni vitali della chiesa, tuttavia non possono essere qualificati come le uniche forme espressive di questa, accanto alle quali non se ne potrebbero trovare altre. Anche se il mistero della chiesa si attualizza in modo speciale nei sacramenti, questo à mbito operativo di salvezza non è nè l'unico nè l'esclusivo nel piano salvifico del Padre in Cristo Gesù. In connessione con essi, dunque, esistono altre forme espressive di carattere ecclesiale e personale, che, in determinate circostanze, aiutano il cammino dei credenti in Cristo. L'unica vita della chiesa si rivela e si manifesta in molteplici realizzazioni.
Spetta ai sacramentali da un lato preparare la ricchezza celebrativa dei sacramenti, e dall'altro prolungarne gli effetti, perchè il mondo diventi veramente gloria di Dio. Mentre infatti i sacramenti privilegiano alcuni determinati momenti della vita, i sacramentali si collocano in tutte le situazioni dell'esistenza e imprimono in esse un dinamismo pasquale.Inoltre, se i sacramenti per natura loro sono orientati all'eucaristia, tanto più lo sono i sacramentali. Tutta la ritualità che caratterizza l'ampio campo della liturgia non ha altro scopo che di attualizzare, nelle modalità proprie del rito, il mistero pasquale.
Il luogo privilegiato in cui si incontra la presenza della pasqua del Signore è l'eucaristia. In forza del battesimo il cristiano vive del Risorto (cfr. Rm 6,3ss; 14,6ss) e deve condurre una vita da risorto per poter celebrare il banchetto del Signore (cfr. 1Cor 11,17ss). Nello sforzo per rinnovare la vitalità della risurrezione in Cristo e per potere, di riflesso, celebrare con autenticità l'eucaristia, il cristiano, tramite l'invocazione tipica della celebrazione dei sacramentali, si pone nell'atteggiamento della supplica, perchè la sua esistenza nel temporale sia veramente animata dallo Spirito della risurrezione. Nella celebrazione eucaristica egli porterà i frutti del proprio impegno nel mondo, per ritornare poi nel "profano" con una vitalità maggiormente inserita nel mistero pasquale.
Il fatto poi che tante celebrazioni sacramentali (benedizione di un abate, consacrazione di una vergine, professione religiosa o monastica, esequie, benedizione degli oli [Elementi naturali]...) abbiano luogo nell'à mbito della celebrazione eucaristica, è segno evidente che l'eucaristia è il culmine dei sacramentali e il loro più profondo significato.
L'atto della celebrazione del sacramentale da parte dell'uomo non è altro che l'emergere di una precedente azione benedicente del Dio Trinità . Ogni uomo che in Dio è stato benedetto, può invocare la benedizione di Dio su altri esseri viventi e, se è cristiano, li può benedire nel nome di Dio Padre per Cristo nello Spirito santo. La capacità di accogliere la benedizione di Dio dà l'energia necessaria per benedire successivamente gli altri. Nella molteplicità delle benedizioni sacramentali, non tutti e ad un medesimo titolo possono celebrare i sacramentali. Ogni sacramentale, essendo essenzialmente una benedizione a Dio, comporta antecedentemente l'azione rinnovatrice di Dio in colui che è chiamato a celebrare il sacramentale stesso: il padre o la madre di famiglia benediranno la mensa perchè possiedono la benedizione familiare di Dio, frutto del sacramento del matrimonio. Il vescovo, a sua volta, celebrerà quei sacramentali che sono più inerenti alla costruzione della comunità ecclesiale poichè egli vi è stato costituito pastore. In questa visione, il sacramentale non ci pone fuori del mondo, in un contesto magico, ma diviene veramente la celebrazione della speranza e del desiderio di vivere nel mondo al quale si appartiene.
A. DONGHI
Dal Codice di Diritto Canonico
Can. 1167 - §1. Solo la Sede Apostolica può costituire nuovi sacramentali o interpretare autenticamente quelli già accolti, abolirne alcuni o modificarli.§2. Nel porre o amministrare i sacramentali si osservino accuratamente i riti e le formule approvate dalla Chiesa.
Can. 1168 - Ministro dei sacramentali è il chierico munito della debita potestà ; a norma dei libri liturgici, alcuni sacramentali, a giudizio dell'Ordinario del luogo, possono essere amministrati anche dai laici che siano dotati delle qualità convenienti.
Il culto dei santi
Can. 1187 - E lecito venerare con culto pubblico solo quei servi di Dio che, per l'autorità della Chiesa, sono riportati nel catalogo dei Santi o dei Beati.
Can. 1188 - Sia mantenuta la prassi di esporre nelle chiese le sacre immagini alla venerazione dei fedeli; tuttavia siano esposte in numero moderato e con un conveniente ordine, affinchè non suscitino la meraviglia del popolo cristiano e non diano ansa a devozione meno retta.
Dal Catechismo della Chiesa Cattolica
« La santa Madre Chiesa ha istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l'effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita ». (CCC 1667)
Essi sono istituiti dalla Chiesa per la santificazione di alcuni ministeri ecclesiastici, di alcuni stati di vita, di circostanze molto varie della vita cristiana, così come dell'uso di cose utili all'uomo. Secondo le decisioni pastorali dei Vescovi, possono anche rispondere ai bisogni, alla cultura e alla storia propri del popolo cristiano di una regione o di un'epoca. Comportano sempre una preghiera, spesso accompagnata da un determinato segno, come l'imposizione della mano, il segno della croce, l'aspersione con l'acqua benedetta (che richiama il Battesimo). (CCC 1668)
Essi derivano dal sacerdozio battesimale: ogni battezzato è chiamato ad essere una benedizione e a benedire. Per questo anche i laici possono presiedere alcune benedizioni; più una benedizione riguarda la vita ecclesiale e sacramentale, più la sua presidenza è riservata al ministro ordinato (Vescovo, presbiteri o diaconi). (CCC 1669)
I sacramentali non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti; però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa. « Ai fedeli ben disposti è dato di santificare quasi tutti gli avvenimenti della vita per mezzo della grazia divina che fluisce dal mistero pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, mistero dal quale derivano la loro efficacia tutti i sacramenti e i sacramentali; e così ogni uso onesto delle cose materiali può essere indirizzato alla santificazione dell'uomo e alla lode di Dio ». (CCC 1670)
Fra i sacramentali ci sono innanzi tutto le benedizioni (di persone, della mensa, di oggetti, di luoghi). Ogni benedizione è lode di Dio e preghiera per ottenere i suoi doni. In Cristo, i cristiani sono benedetti da Dio Padre « con ogni benedizione spirituale » (Ef 1,3). Per questo la Chiesa impartisce la benedizione invocando il nome di Gesù, e facendo normalmente il santo segno della croce di Cristo. (CCC 1671)
Alcune benedizioni hanno una portata duratura: hanno per effetto di consacrare persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all'uso liturgico. Fra quelle che sono destinate a persone – da non confondere con l'ordinazione sacramentale – figurano la benedizione dell'abate o dell'abbadessa di un monastero, la consacrazione delle vergini e delle vedove, il rito della professione religiosa e le benedizioni per alcuni ministeri ecclesiastici (lettori, accoliti, catechisti, ecc). Come esempio delle benedizioni che riguardano oggetti, si può segnalare la dedicazione o la benedizione di una chiesa o di un altare, la benedizione degli olii santi, dei vasi e delle vesti sacre, delle campane, ecc. (CCC 1672)
Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità , in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l'influenza del maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. Gesù l'ha praticato; è da lui che la Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare. In una forma semplice, l'esorcismo è praticato durante la celebrazione del Battesimo. L'esorcismo solenne, chiamato « grande esorcismo », può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del Vescovo. In ciò bisogna procedere con prudenza, osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa. L'esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall'influenza demoniaca, e ciò mediante l'autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. àˆ importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l'esorcismo, che si tratti di una presenza del maligno e non di una malattia. (CCC 1673)
Le esequie cristiane sono una celebrazione liturgica della Chiesa. Il ministero della Chiesa in questo caso mira ad esprimere la comunione efficace con il defunto come pure a rendere partecipe la sua comunità riunita per le esequie e ad annunciarle la vita eterna. (CCC 1684)
I differenti riti delle esequie esprimono il carattere pasquale della morte cristiana, e rispondono alle situazioni e alle tradizioni delle singole regioni, anche quanto al colore liturgico. (CCC 1685)
Praenotanda del rito delle esequie
[1] A. Caprioli, Alle origini della «definizione» di sacramento: da Berengario a Pier Lombardo in ScC 102 (1974), 736.
[2] Siccardo di Cremona, citato da A. Caprioli, a.c., 740, nota 93.
[3] M. Rigetti, Manuale di storia liturgica IV, Ancora, Milano 1959, 474.
[4] Nella manualistica classica si trova un'altra classificazione dei sacramentali. Attraverso l'uso dei participi se ne elencavano le grandi categorie: orans, tinctus, edens, confessus, dans, benedicens. Ad ogni verbo corrispondeva tutta una enumerazione di sacramentali.
[5] C. Vagaggini, Il senso teologico della liturgia, San Paolo, 1999, 98.
[6] Anche nell'à mbito dei riti delle religioni antichi, in base agli studi dei fenomenologi della religione, si trova una distinzione analoga a quella tra sacramenti e sacramentali: cfr. L. Bouyer, Il rito e l'uomo, Morcelliana, Brescia 1964, 87ss.
[7] Questo dato è chiaramente riscontrabile nella formula per la «benedizione comune», che può esser considerata come il parametro delle varie benedizioni: «O Dio, la tua parola santifica tutte le cose: effondi la tua benedizione su questa creatura: concedi a quelli che se ne serviranno con rendimento di grazie, secondo la tua legge e la tua volontà , di ottenere, per mezzo dell'invocazione del tuo Nome santissimo, la salute del corpo e la protezione dell'anima. Per Cristo nostro Signore».Copyright © 2009 - www.ufficioliturgicoroma.it -
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